Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
La mattina seguente il Padrone stava seduto sulla sua poltrona, tra le gambe I gli succhiava il cazzo prima di andare in ufficio, in mano il cellulare, stava scrivendo alla moglie.”Ho sentito che ieri sera ci hai dato dentro. Qualcuna era eccitata?”
“Ops, si è sentito tutto? Che imbarazzo, mi perdoni”
“Si è sentito tutto. E direi che questa volta hai goduto più delle altre… non è vero?”
“Effettivamente si. Mi imbarazza un po’ parlare di questo però…”
“Dai perchè non vieni qui più tardi che ne parliamo?”
Interminabili minuti prima di avere una risposta. Minuti in cui il Padrone venne in bocca a I e lo congedò per l’inizio della sua giornata lavorativa.
Il Padrone stava mettendo su un caffè quando sentì bussare alla porta. Era la vicina.
Entrò, un po’ sconvolta. Si accomodarono in cucina mentre il vicino finì di preparare il caffè, preparò due tazzine e si andarono a sistemare in salotto.
La ragazza iniziò a confidarsi con il vicino, prima in modo imbarazzato e poi sempre più lasciandosi andare. Il vicino ascoltava e a volte dava indicazioni e interpretazioni sempre con un obiettivo fisso. Quello di togliere le mutandine alla moglie del suo schiavo.
Lei confessò di essersi dovuta cambiare l’intimo una volta tornata a casa perchè era fradicio, e di essersi anche masturbata, cosa che non faceva da quando era una ragazzina. La sera, dopo aver fatto sesso col marito aveva provato il desiderio di leccare lo sperma, cosa che non aveva mai fatto. Si era messa una mano tra le cosce e poi aveva leccato quel sapore per lei sconosciuto.
Ora non sapeva nemmeno come mai stava dicendo quelle cose a una persona semi-estranea.
Il Padrone le disse che lui l’avrebbe potuta aiutare quell’aspetto della sua vita e le chiese se si sentiva dominante o sottomessa.
“Non lo so” fu la risposta
“Non lo so non è una risposta, dobbiamo cercare di capirlo. Ti va se proviamo a scoprirlo insieme?”
“E come vorrebbe farlo?”
“Bhè, io sono un Padrone, per vedere se ti senti una sottomessa possiamo fare delle prove subito qui, nel pomeriggio invece farò venire uno dei miei schiavi e lo sottometterai tu. Preferisci uno schiavo o una schiava?”
“Non lo so”
“Ancora? non lo so non è una risposta. Allora, testiamo la tua indole da sottomessa, vuoi?”
“Ho un po’ paura”
“Non ti preoccupare, per la prima volta facciamo una cosa tranquilla, vai a prendere uno degli album con le foto.”
La ragazza andò a prendere un album e lo portò al vicino.
“Bene, siediti vicino a me e scegli quello che vuoi provare da sottomessa”
La vicina sfogliò l’album, non riuscì a scegliere, alcune cose le sembravano semplici, non voleva fare la figura di quella che sceglieva una semplice posizione di attesa, altre le sembravano estreme, scartò poi quelle col cazzo del Padrone, non voleva fare la figura della troia e poi aveva remore al farsi scopare da qualcuno che non era suo marito.
Una cosa comunque era certa, avrebbe dovuto spogliarsi davanti a quell’uomo. In pochi l’avevano vista nuda e così intimamente solo suo marito, ma le sue mutandine bagnate le indicavano che non poteva tirarsi indietro in quel momento.
Scelse una foto in cui una schiava era nuda in ginocchio con una catenella attaccata ai capezzoli per mezzo di due mollette.
“Ottima scelta, resta in intimo che vado a prendere la catenella”.
La ragazza eseguì quello che in definitiva era il suo primo ordine e attese in intimo il ritorno del vicino.
Quando tornò la condusse davanti alla poltrona, gli fece mettere le mani dietro alla schiena e le abbassò le mutandine. Istintivamente portò le mani sul davanti per nascondere il pube ma il vicino gliele schiaffeggiò e gliele fece rimettere dietro la schiena.
“Se diventerai la mia schiava non solo me la farai vedere ma anche toccare e usare, quindi è inutile che adesso ti copri” e così dicendo le passò un dito tra le grandi labbra.
“Vedo comunque che ti sta piacendo parecchio” disse portandosi le dita umide al naso per sentire l’odore e umiliare la ragazza, imbarazzatissima.
Fece un giro dietro la ragazza, le osservò il culetto, ben tornito anche se con un filo di carne di troppo, e le slacciò il reggiseno. Lo sfilò e tornò davanti a guardare il risultato.
Una bella terza lo guardava libera da impedimenti. I capezzoli eretti dall’eccitazione confermavano quello che le sue dita avevano scoperto poco prima. Era eccitata da morire.
“Sopporti bene il dolore?” Non aspettò la risposta e serrò il primo morsetto sul capezzolo destro.
La ragazza fece una smorfia di dolore. Smorfia replicata al posizionamento del secondo morsetto.
“Ora inginocchiati qui davanti a me che io e te dobbiamo parlare”
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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