Il Banchetto dei Servi

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il rientro a casa fu un passaggio furtivo tra le ombre del pianerottolo, una transizione rapida tra la maschera del marito e la realtà della bestia. Varcata la soglia del vicino, I non attese ordini: si spogliò con la velocità di chi conosce ormai il proprio rango e raggiunse la sala a quattro zampe, sentendo il freddo del pavimento contro le ginocchia come un segnale di bentornato. L’ospite era già lì, nudo sul divano, un riflesso di ciò che I era stato solo una settimana prima, eppure tra loro due sembrava esserci il baratro di un’intera vita spesa in servitù.

«Ah, I, ben arrivato. Stavo proprio raccontando di te al nuovo schiavo. Vieni, fagli vedere come sei bravo». Il Padrone non interruppe la conversazione, uscendo dal proprio agio solo per offrire il sesso alla bocca di I. Mentre la testa dello schiavo risaliva e scendeva ritmicamente, il Padrone continuava a parlare con il giovane ospite, il cui imbarazzo era palpabile, quasi elettrico. Vedere un uomo adulto ridotto a un apparato digerente e sessuale, con le natiche forzatamente esposte e lo sguardo perso nel piacere del proprio signore, era una lezione visiva che superava ogni descrizione virtuale. Il Padrone godeva di quella tensione, orchestrando la scena per demolire le ultime barriere di decenza del nuovo arrivato.

L’ordine di toccare la schiena di I e poi di scendere verso le sue chiappe fu il primo contatto fisico che ruppe l’isolamento del giovane schiavo. Ma il Padrone aveva piani più vasti: voleva che I diventasse lo strumento del relax altrui. Spostò la testa di I tra le gambe del ragazzo, ordinandogli di mettere in pratica l’intero repertorio di trucchi appresi nei giorni precedenti. Mentre I lavorava con sapienza sull’asta del giovane, il Padrone annunciò il climax della serata: si sarebbe inculato I proprio lì, davanti agli occhi dell’iniziato. Lo sodomizzò a secco, con una violenza che strappò a I un dolore sordo, ma nessuna protesta. I continuò a pompare il ragazzo, mentre i colpi del Padrone alle sue spalle imprimevano un ritmo selvaggio alla scena.

L’inevitabile accadde in pochi minuti: il giovane, travolto da una stimolazione mai provata, esplose nella bocca di I. Il Padrone, però, non permise a I di staccarsi; lo costrinse a mantenere il calore di quel seme straniero tra le labbra mentre lui stesso terminava la sua corsa nel suo retto, sigillando lo schiavo con una doppia dose di umori. Quando finalmente il Padrone si alzò, I eseguì la liturgia della pulizia, inginocchiato con gli occhi alti verso il suo signore, ma trovò ad attenderlo solo uno sguardo di rimprovero. «Non ti avevo detto di farlo sborrare», sentenziò l’uomo, decretando l’inizio della punizione.

Nella stanza dei giochi, il suono della cinghia divenne l’unico linguaggio ammesso. I, bloccato a quattro zampe sul tavolino, subì le prime dieci percosse dal giovane schiavo — colpi incerti, quasi timorosi — seguiti dalle dieci del Padrone, che invece squarciarono l’aria e la pelle con la precisione di chi sa esattamente dove colpire per lasciare il segno. La sofferenza fisica fu il catalizzatore finale: lo schiavo ospite era ormai in trance, completamente assorbito dall’autorità che dominava la stanza. Su ordine del Padrone, il giovane dovette mungere I fino a fargli eiaculare il proprio nettare sulla mano, per poi offrirglielo da leccare in un cerchio perfetto di sottomissione e ricircolo di fluidi.

«Bene troia, hai fatto il tuo dovere, ora vattene». Il congedo fu brutale e sbrigativo. I si rivestì con i sensi ancora intontiti, portando con sé il calore del Padrone nel culo e il sapore aspro del giovane in bocca. Rientrò nel silenzio del proprio appartamento, dove la moglie dormiva il sonno degli ignari. Ma mentre cercava di chiudere gli occhi, dal muro confinante iniziarono ad arrivare le urla del nuovo schiavo: il Padrone aveva iniziato la vera lezione, e I, disteso nel buio, sorrise nel sentire quel suono familiare, sapendo che la sua eredità di dolore era passata in buone mani.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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📚 Dettagli Serie

Il vicino
Capitoli: 28
Lettura Totale: 111 min
Viste Totali: 👁️ 1314
Piace a: ❤️ 1
Iniziata il: 26 Marzo 2026

Dettagli Racconto

Pubblicato: 1 Aprile 2026
Modificato: 1 Aprile 2026
Lettura: 4 min
Viste: 👁️ 44
Piace a: ❤️ 0
Commenti: 💬 0
Generi:
Dominazione & BDSM, Gay
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Maledom, Umiliazione

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