Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Finito il pranzo il vicino aveva ancora il cazzo duro per il trattamento che la schiava gli stava riservando sotto al tavolo. Gli era tornata voglia e voleva portare quella troietta a provare nuove umiliazioni.Le disse di seguirlo, che voleva scoparla nuovamente. Così come qualche giorno prima aveva fatto col marito anche lei avrebbe “sverginato” il proprio talamo nuziale.
La portò a casa sua, facendola uscire nuda sul pianerottolo. Non provava vergogna e aveva già capito cosa voleva il Padrone. Entrati il Vicino le indicò la camera da letto. Lei non si chiese come faceva a conoscere così bene la disposizione di casa sua ma subito entrò in camera e si sdraiò sul letto. Il Padrone nuovamente le fece aprire le gambe e osservò la sua vagina ancora completamente fradicia prima di prenderla nuovamente. Mentre se la scopava le faceva notare quanto era troia nel farsi scopare nel letto che solitamente condivideva con suo marito. Intanto pensava al pomeriggio passato li con I, la prima volta che l’aveva inculato. Decise che anche lei avrebbe perso la sua verginità anale allo stesso modo e nello stesso posto. Si sdraiò a pancia in su e le ordinò di impalarsi sul suo cazzo eretto. Lei eseguì infilandoselo nella figa ma lui la corresse “non mi pare che gli impalamenti fossero vaginali”, lei capì e lo guardò quasi supplicante.Lui si impietosì e la mandò in cucina a prendere l’olio. Tornò e la fece mettere a 69 in modo da farsi succhiare il cazzo mentre lui lubrificava per bene il suo buco del culo. Le infilò il beccuccio dell’oliera nell’ano e versò quanto più olio potè. Le intimò poi di non lavarla, voleva che il marito condisse l’insalata insieme al sapore del suo intestino. A bocca piena non poteva rispondere mentre lui ora spalmava per bene l’olio dentro con 2 dita.
“Ora sei pronta, sali su”. Il suo buco, vergine, ben oliato, fece un po’ di fatica ad accogliere la cappella inizialmente ma poi, grazie alla posizione, riuscì a prenderlo fino alle palle. Il Padrone godeva di quell’anfratto stretto mentre lei visibilmente stava soffrendo. La strinse per i fianchi e con un colpo di reni glielo affondò tutto dentro fino in fondo. La ragazza urlò e lui prese a scoparle il culo finchè, dopo poco, non le sborrò dentro. Lei cadde sfinita da un lato del letto e lui ne approfittò per offrirle il cazzo da ripulire.
“Bene, ora vado, ti lascio che hai un bel po’ da fare” disse indicando il copriletto sporco di sborra, umori e olio “ma prima seguimi in bagno”
La schiava lo seguì a 4 zampe, una volta in bagno lui prese il cazzo in mano e volutamente pisciò per terra nel bel mezzo del bagno. “Pulisci anche questo troia, per oggi ti ho già preso il culo e non voglio esagerare e ti concedo di pulire con uno straccio. Ma sappi che poi dovrai fare tutto con la lingua. Ci vediamo domani, e se ne andò”.
La schiava rimase li, in ginocchio in bagno per diversi minuti, sentiva la sborra colarle dal buco dolorante, non riusciva a togliere gli occhi da quella pozza di piscio al centro del suo bagno tentando di reprimere un senso di disgusto e allo stesso tempo di eccitazione. Inevitabilmente le passò davanti tutta la giornata e si chiese cosa stesse facendo.
Il Padrone guardò l’orologio, erano le 4, dopo due ore sarebbe arrivato I e aveva tutta l’intenzione di farsi succhiare il cazzo sporco del culo della moglie. L’idea lo eccitava tantissimo.
Mise a posto le foto della schiava, le catalogò e le ordinò nel suo archivio, stampando quelle di maggiore interesse da allegare al suo fascicolo e attese lo schiavo al computer rispondendo alle mail dei nuovi schiavi che lo avevano contattato.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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