Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
“Non stiamo esagerando vero cagna?” disse alla schiava ancora con i boxer dello schiavo in bocca. Lei fece segno di no con la testa.
Il Padrone giocò su quella risposta per introdurre il discorso marito. “Chissà cosa direbbe tuo marito se ti vedesse così. La sua santarellina trasformata in troia…” poi iniziò a fantasticare “dovrei sottomettere anche lui, ti piacerebbe vedermi mentre lo inculo?” Lei non rispose nuovamente, vista la bocca piena, ma stavolta non fece nemmeno gesti con la testa.”Dai, ho visto come ti sei eccitata mentre mi scopavo lo schiavo, non dirmi che con tuo marito sarebbe diverso?” Nuovamente sembrava impietrita da quel discorso. Il Padrone la chiamò a se, le mise una mano tra le gambe, la figa era umida e prese a massaggiarle il clitoride.
“Ti darebbe fastidio se provassi a sottometterlo?” Lei scrollò le spalle in un gesto che sapeva di indifferenza.
“Oh dai… non dirmi che non ti piacerebbe? Vedervi ai miei piedi a litigarvi il mio cazzo…” così dicendo continuava a sollecitare il clitoride della schiava, sempre più eccitata “Succhiargli il cazzo mentre me lo sto inculando o farti vedere da lui mentre ti scopo?” Più il Padrone parlava più la sentiva ansimare con le mutande in bocca. La figa sempre di più un lago. La portò al limite dell’orgasmo raccontandole tutte le pratiche a cui li avrebbe sottoposti e, quando la sentì pronta a scoppiare si interruppe.
“Basta così, non mi devi dare una risposta, ora vai a casa e rifletti. Non ti masturbare, ti è vietato fino a domani, ti toglierai le mutande dello schiavo dalla bocca solo una volta tornata a casa, non mi interessa dove le terrai, ma sono tue e le terrai in casa”. Lei non poteva parlare, raccolse i suoi vestiti e, nuda, uscì sul pianerottolo per fare ritorno a casa.
La pietra era stata scagliata. Ora serviva affrontare il discorso anche con lui.
Aveva in programma una serata molto dolorosa per lui, aveva già sborrato in abbondanza durante il giorno e quello che voleva era sfogarsi un po’. Quando arrivò lo fece immediatamente accomodare nella stanza dei giochi, lo legò nudo a gambe aperte e si mise esattamente in mezzo a loro. Cazzo e culo erano completamente a sua disposizione. Si allontanò verso un bancone li vicino e tornò con l’astuccio. Lo schiavo sapeva che quando il Padrone prendeva l’astuccio erano dolori. Dentro c’erano le sonde e lui odiava le sonde.
“Oggi facciamo un passo avanti” disse il Padrone intendendo che avrebbe inserito una sonda del diametro più grosso rispetto a quella più grossa inserita finora. “Inizio subito che non abbiamo molto tempo, se non ti dispiace salterei le più piccole in modo da guadagnare qualche minuto” Lui fece segno che non gli dispiaceva.
Il Padrone iniziò il trattamento al cazzo che piano piano veniva penetrato e allargato sempre di più.
Mentre lo faceva parlava, come se stesse facendo la cosa più naturale del mondo e non infilando delle bacchette di ferro dentro l’uretra del suo schiavo. Portò rapidamente il discorso sulla moglie domandandogli della loro vita sessuale e chiedendo anche a lui se gli sarebbe piaciuto se la sottomettesse.
“Come fai a sapere che non le piace essere inculata? Secondo me non glielo chiedi nel modo giusto. Se vuoi ci penso io, ma mi dovrai ovviamente concedere il primo giro”
Lo schiavo accettò, convinto che la moglie non sarebbe mai stata d’accordo. Più volte quando erano giovani aveva distrattamente appoggiato la cappella all’ano ma lei aveva sempre reagito male.
E poi figurarsi, pudica com’era, se si sarebbe fatta toccare da un estraneo. Inculare poi.
Si sbagliava
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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