Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Ci sono giorni in cui Milano non è una città, ma un sudario di cemento che ti schiaccia il petto. Un tempo affogavo il malessere nello shopping compulsivo, accumulando oggetti inutili che servivano solo a ricordarmi, attraverso l’estratto conto, quanto fossi vuoto. Poi ho scoperto la cura: la sottomissione. Per la mia mente, il cedere il controllo non è una sconfitta, è una punizione catartica, uno sprone brutale che mi costringe a reagire.
Ma questo marzo è stato un massacro. Un lutto, un cuore spezzato e il lavoro che cola a picco mi hanno spinto nell’angolo più buio della mia esistenza. Le sessioni in cam non bastano più. Ho bisogno di una “dose” reale, di pelle contro pelle, di un’autorità che non possa essere spenta con un clic.
Scorro gli annunci con una frenesia che confina con il delirio. Mando decine di messaggi, copia-incolla, a Mistress che chiedono solo tributi in denaro (lo shopping, di nuovo, no grazie) e infine rompo l’ultimo argine. Passo alla sezione Men to Men. Non sono gay, non ho mai toccato un uomo, ma l’idea di trovarmi davanti a un Master in carne e ossa, di dover gestire la realtà fisica di un cazzo, non mi spaventa. Mi eccita in un modo che non so spiegare. È la curiosità del condannato.
Rispondo a tutto: feticisti dei piedi, Master estremi, chi cerca vacche da latte o troiette da usare e gettare. Non leggo nemmeno i requisiti fino in fondo. Voglio che sia il destino a scegliere la mia espiazione. Dopo un’ora di selezioni spietate, rimangono due nomi. Scelgo quello più vicino. Quindici minuti. Giusto il tempo di una doccia gelata che non serve a calmare il sangue.
Esco di casa come un automa. Mentre cammino verso l’indirizzo, la mia mente è un groviglio di incognite. Chi troverò dietro quella porta? Sarà il Master che vuole giocare a calcio con le mie palle o quello che intende mungermi fino allo sfinimento? Non lo so, e questa ignoranza è la mia droga. È la Roulette Russa della sottomissione: un colpo solo, dritto al cuore della mia tristezza.
Voglio che faccia male. Voglio che sia umiliante. Voglio che la realtà fisica del Padrone cancelli ogni traccia dei miei fallimenti quotidiani. Arrivo sotto il palazzo, puntualissimo. Il cuore mi batte contro le costole come un animale in gabbia. Salgo le scale, il respiro corto, l’eccitazione che mi preme contro i jeans.
Sono qui per espiare. Sono qui per scoprire cosa succede quando un uomo “etero” decide di consegnare le chiavi della propria dignità a un estraneo.
Suono alla porta e…
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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