Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Un mese di invasioni silenziose e pubbliche. Un mese in cui il mio appartamento è diventato una succursale del suo dominio e il mio corpo un set cinematografico per gli utenti di YouPorn. Mi sono abituato a tutto: ai clisteri, al sapore del mio stesso seme stantio sul cuscino, al pugno di Master Key che ormai scivola dentro di me come se tornasse a casa. Mi sento libero, perché non devo più scegliere. Sceglie lui. Io eseguo.
La domenica dell’esame l’aria nello chalet è solenne, quasi religiosa. Il “mostro rosa” troneggia sul tavolo, un monolite di silicone che sfida la logica della mia anatomia.
La cerimonia inizia con il Verbo. Leggo il cerimoniale a voce alta, la gola secca, mentre sento le sue dita ungermi e prepararmi con una lentezza metodica. Ogni pausa nel testo è un’invasione: un dito, due, poi il pugno intero che stantuffa per scaldare le fibre. Ormai il mio sfintere non oppone resistenza; si spalanca con una rassegnazione elettrizzante. Sono ufficialmente una proprietà fondiaria del Padrone.
Poi, l’argano. Mi infila negli anelli di cuoio e sento il ronzio del motore elettrico. Vengo issato verso il soffitto, le gambe divaricate in una “V” grottesca, sospeso sopra il vuoto. Master Key cammina sotto di me, ispezionando il mio ano ancora dilatato, un cratere di carne pronta al sacrificio.
Posiziona il plug rosa esattamente sotto la mia verticale. È immenso. «Hai dieci minuti, S. Il telecomando è nelle tue mani. Se fallisci, il prossimo mese sarà un inferno di addestramento ogni quarantotto ore. Scendi».
Il countdown sul tablet inizia a scorrere. Premo il tasto. Sento la punta del plug che sfiora l’ingresso, poi inizia la pressione. È un dolore sordo, immenso, che sembra risalire fino allo sterno. Guardo lo schermo: vedo il mio culo che tenta di inghiottire quel diametro impossibile. A metà della discesa, il dolore diventa un muro. Il plug è il doppio del polso del Padrone. Le fibre gridano, la pelle tira fino al limite della lacerazione.
Mancano due minuti. Sono sfinito, sospeso tra il soffitto e il dolore. L’ansia di fallire, di deludere l’unico Dio che riconosco, è più forte del timore di strapparmi. Mollo il telecomando.
Il peso del mio corpo fa il resto. Cado nel vuoto per quei pochi centimetri necessari e mi impalo completamente. Un urlo strozzato, lacrime che rigano il viso, e la sensazione del plug che riempie ogni centimetro del mio intestino. Sono una statua di carne trafitta. Sono felice.
Master Key sorride. Non mi slega subito; vuole godersi la vista di “S” finalmente completo, con il mostro rosa che lo abita. Inizia a parlarmi del futuro con la calma di un rettore universitario. Il corso di “Fisting e Dilatazione” è superato. Ma l’anno accademico è lungo.
Mi porge la coppa dei bigliettini. Pesco con le dita tremanti, mentre il plug preme ancora dentro di me. “Schiavo domestico”.
La risata del Padrone riempie la stanza. È una risata di chi ha appena ottenuto un nuovo giocattolo a tempo pieno. «Dieci giorni di convivenza forzata, S. Vai a casa, prendi quel poco che ti resta e torna qui. La tua istruzione sta per passare dalla camera da letto alla cucina… e alla scopa».
Sfilo il plug con un suono umido che risuona nel silenzio dello chalet. Il mio corpo si sente vuoto, ma la mia mente è già proiettata verso la prossima umiliazione. Non sono più un uomo che gioca a fare lo schiavo. Sono S. E sto per imparare cosa significa servire ventiquattr’ore su ventiquattro.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
Se questo racconto ha acceso i tuoi desideri, non fermarti alla semplice lettura. Fai il primo passo nel mondo reale: trova partner affini ed esplora le tue dinamiche su NodoNero.
🔥 Inserisci il tuo Annuncio, è gratis!Hai riconosciuto questo racconto come tuo e non hai autorizzato la pubblicazione?
Segnalacelo subito qui