Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Il sabato mattina ha il sapore amaro dell’attesa. Arrivo con la vescica tesa al limite, un dolore sordo che Master Key reclama immediatamente come suo. Pisciare nella caraffa davanti a lui è l’ultimo atto di timidezza che svanisce: il rumore del getto nel vetro è la mia rinuncia alla privacy. Bere il mio stesso calore, un bicchiere dopo l’altro sotto il suo sguardo impassibile, è diventato quasi un automatismo. Ma il Padrone ha preparato un colpo di scena.
Un fischio, e la porta si apre. Lo schiavo I entra come un fantasma di carne: nudo, mascherato, le mani bloccate dietro la schiena. È un oggetto, proprio come me, ma oggi lui è la fonte e io sono il bacino di raccolta. Master Key lo posiziona sopra di me mentre sono sdraiato a terra, inerme.
«Bevi».
Il comando è secco. Il primo schizzo di I mi colpisce la fronte, caldo e violento, prima che il Padrone corregga il tiro verso la mia bocca spalancata. Ingoiare il piscio di uno sconosciuto è un’esperienza che scuote le fondamenta dell’essere: è l’intrusione chimica più profonda possibile. Il liquido scende a fiotti, mi riempie la gola, mi soffoca quasi, mentre quello che non riesco a gestire inonda il pavimento. Leccare via l’eccedenza dalle piastrelle, sentendo l’odore acre e il sapore estraneo mescolarsi alla polvere, non mi dà più nausea. Mi dà orgoglio. Sono lo strumento perfetto. Il Padrone vede la mia assenza di esitazione e decide che sono pronto per il livello successivo.
Pulire il cazzo di I con la lingua è un atto di igiene servile. Lo esploro con una devozione metodica, cercando di eliminare ogni traccia di urina dalla cappella e dal prepuzio, cercando l’approvazione negli occhi di Master Key. Ma il Padrone ha altri piani.
«Fallo venire».
L’ordine mi gela. Sono un imbranato, un neofita della bocca. Cerco di muovermi con i miei pochi ricordi, con l’istinto di chi sa cosa vorrebbe ricevere ma non sa come dare. I è un monolite di muscoli e silenzio. Quando finalmente sborra, la dose è massiccia. Resto con la bocca piena, lo sguardo interrogativo verso il Padrone. «Ingoia». La sua voce è quasi divertita. Ho chiesto l’ovvio, ho mostrato una debolezza che non mi appartiene più.
«Un disastro», sentenzia Master Key. «Rifai. Stavolta ti guido io».
Inizia così un’agonia deliziosa di due ore. Le mascelle gridano per lo sforzo, i muscoli del collo sono tesi fino allo spasmo. Sotto la direzione chirurgica del Padrone, imparo l’arte del servizio orale: come solleticare l’uretra con la punta della lingua, come avvolgere le palle con il calore delle guance, come alternare suzioni profonde a sfioramenti impercettibili. I è un ricevente impassibile, svuotato, che sotto la mia bocca guidata rinasce lentamente. Quando il secondo fiotto mi invade la bocca, non chiedo più nulla. Ingoio il sapore del mio addestramento e della mia nuova natura.
Ci laviamo in silenzio, due schiavi che hanno appena condiviso un’intimità brutale e meccanica. Master Key ci congeda con un appuntamento per l’indomani. Mentre torno a casa, sento le mascelle doloranti come un trofeo. Domani si ricomincia. Non sono più l’uomo di marzo; sono S, e il mio corpo sta imparando a trasformare lo scarto degli altri nella propria ragione di esistere.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
Se questo racconto ha acceso i tuoi desideri, non fermarti alla semplice lettura. Fai il primo passo nel mondo reale: trova partner affini ed esplora le tue dinamiche su NodoNero.
🔥 Inserisci il tuo Annuncio, è gratis!Hai riconosciuto questo racconto come tuo e non hai autorizzato la pubblicazione?
Segnalacelo subito qui