Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Il ritorno nella villetta del dottor Ghirardi ha il sapore di un’ineluttabile discesa verso l’oggettivazione totale. Il parcheggio interno, protetto dalle mura della proprietà, è l’ultimo diaframma di normalità prima che la porta dello studio si chiuda alle mie spalle. All’interno, l’asetticità della clinica è contaminata da una scena di ordinaria brutalità: le ragazze nude nelle gabbie osservano in silenzio mentre il dottore, con la manica del camice rimboccata, estrae l’intera mano dall’ano dilatato di uno schiavo. È un’immagine che mi mozza il fiato, un promemoria grafico di cosa significhi essere “lavorati” da un professionista che non vede in noi altro che tessuto biologico da modellare. Il “nessun disturbo” del medico, pronunciato mentre sigilla quel ragazzo con un plug enorme prima di lavarsi le mani, stabilisce il tono della visita: qui, l’umiliazione è una procedura standardizzata.
La Padrona espone il fallimento delle terapie precedenti: nonostante la gabbia, la “cagnetta” continua a colare. La diagnosi di Ghirardi è una sentenza: il caso è grave e richiede misure invasive. Vengo bloccato sulla poltrona ginecologica, le gambe divaricate nelle staffe che ormai riconosco come i confini del mio mondo. L’introduzione del dildo collegato al tubo è solo l’inizio di un’invasione idrica che mi gonfia l’intestino fino a farmi sentire la pelle dell’addome tesa come un tamburo. È una pienezza artificiale, soffocante, che mi trasforma in un contenitore in attesa di essere spurgato.
Ma è con i “richiami” che il dottore decide di mappare la mia nuova identità. Le siringhe sul vassoio metallico non contengono farmaci, ma il volere della Padrona reso liquido. Sento l’ago penetrare la pelle sottile del capezzolo, il liquido trasparente che si insinua nei tessuti forzandoli, gonfiandoli finché il mio petto non assume forme femminili, rigonfie e innaturali. Vedermi trasformato in una creatura ibrida, con un seno che pulsa di un dolore sordo, è lo shock visivo che il dottore cercava per “farmi passare la voglia”.
La tortura dei lavaggi prosegue con una ciclicità estenuante. Il dildo viene sfilato e rimesso, dando il via a fiumi di acqua che riempiono il catino tra le mie gambe in una sinfonia di suoni viscerali e umilianti. Non ho il controllo di nulla; sono una valvola che Ghirardi apre e chiude a suo piacimento. L’inserimento della sonda uretrale fino alla vescica è l’ultima violazione dei miei condotti interni, un dolore acuto che corre lungo il pene mentre il dottore si appresta al “vaccino” finale. L’ago che buca lo scroto per iniettare il liquido direttamente nelle palle è il culmine dell’agonia; sento i testicoli espandersi, diventare pesanti e ardenti, mentre la Padrona osserva con curiosità scientifica il gonfiore che deforma la mia zona intima.
«Ecco, ora è vaccinato». La spiegazione medica — massaggiare e mungere per accelerare il riassorbimento — suona come una condanna a un’attenzione costante verso il mio dolore. Ghirardi, vedendo il mio stato di prostrazione, decide di concedermi un “premio” che è in realtà un’ulteriore prova di sottomissione. Su ordine della Padrona, uno schiavo viene fatto uscire dalla gabbia per portarmi all’orgasmo. È una mungitura paradossale: le mani di quel ragazzo sono delicate, ma la pressione sulle palle in fiamme è un tormento elettrico. Quando esplodo, è un getto infinito di acqua e sperma, un rilascio che mi svuota l’anima prima ancora dei condotti.
Bere i miei stessi residui raccolti dal dottore, mentre osservo l’altro schiavo pulire il pavimento con la lingua, è il sigillo di questa seconda visita. Scendo dal lettino con il corpo deformato dal gonfiore del seno e dei testicoli, sentendo ogni passo come una fitta di fuoco. La Padrona paga la consulenza e mi trascina verso la macchina; sono un paziente rotto, un animale segnato, ma nel dolore che mi strazia il petto e l’inguine sento la certezza assoluta di appartenerle. Tra dieci giorni il protocollo ricomincerà, e io non vedo l’ora di scoprire quale altra parte di me il dottor Ghirardi deciderà di “curare”.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
Se questo racconto ha acceso i tuoi desideri, non fermarti alla semplice lettura. Fai il primo passo nel mondo reale: trova partner affini ed esplora le tue dinamiche su NodoNero.
🔥 Inserisci il tuo Annuncio, è gratis!Hai riconosciuto questo racconto come tuo e non hai autorizzato la pubblicazione?
Segnalacelo subito qui