Il Canile del Dottore

Racconto

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Stai leggendo il racconto "Il Canile del Dottore", capitolo 2 di 5 della serie "La clinica del Dottor Ghirardi".
Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il ritorno dal dottor Ghirardi non ha il sapore asettico dell’ambulatorio cittadino, ma quello isolato e inquietante di una villetta di periferia, protetta da un parco che nasconde ai passanti ciò che accade tra le sue mura. Varcare quel cancello significa abbandonare ogni residuo di dignità civile. La Padrona mi ordina di spogliarmi nell’abitacolo della macchina; il freddo del guinzaglio che scatta sul collare è l’unico indumento che mi è concesso prima di procedere a quattro zampe verso l’ingresso. Incrociamo un altro “paziente” all’uscita: un uomo ridotto a cagnolino il cui retro, segnato da strisce viola profonde e livide, è un presagio silenzioso del rigore che regna in quella casa.

Nel salottino privato, la conversazione tra il medico e la mia proprietaria assume i toni di una consulenza zootecnica. Nonostante la gabbietta, il mio corpo continua a produrre umori, a trasudare quella voglia che la Padrona vuole estirpare. Ghirardi osserva le mie palle gonfie con un distacco professionale che gela il sangue. «Serve un intervento radicale», sentenzia, guidandoci verso lo studio medico sul retro. L’ambiente è dominato da una parete di gabbie: dentro, tre creature umane ridotte al rango di bestie da esposizione osservano il mio arrivo con occhi spenti. Sono lì per la “tolettatura”, strumenti viventi nelle mani del dottore.

Vengo bloccato nuovamente sul lettino, le gambe spalancate dalle staffe, esposto al neon impietoso. Ghirardi mi libera dalla vecchia cintura e constata con una smorfia che il mio pene è una fonte inarrestabile di lubrificante. La soluzione che estrae dal cassetto è uno strumento di tortura spacciato per rimedio: una gabbia elettrificata. Prima di installarla, però, procede allo “svuotamento”. La stimolazione prostatica è brutale; le sue dita forzano l’ano senza troppi preamboli, spremendo la ghiandola finché un fiotto biancastro e denso non esplode, riempiendo un piattino che mi viene subito svuotato in bocca. È il sapore della mia stessa ritenzione, un gusto acre che devo mandare giù sotto il loro sguardo divertito.

La visita prosegue con un’indagine millimetrica della mia elasticità. Le sonde uretrali penetrano il mio meato, scalando verso diametri che deformano la cappella in una visione grottesca di metallo e carne tesa. Ogni progresso viene fotografato e annotato sulla scheda, un archivio della mia progressiva demolizione anatomica. Lo speculum anale fa il resto, aprendomi oltre ogni limite precedente, mentre Ghirardi commenta la mia “strettezza” come un difetto di fabbricazione da correggere con plug elettrici e penetrazioni pesanti. Sento il freddo dell’acciaio dentro di me, una sensazione di sventramento che mi fa lacrimare gli occhi mentre il dottore raccoglie le ultime gocce di sperma per portarle alle mie labbra.

Il test della nuova gabbietta è l’apice dell’abiezione. Una volta rinchiuso nel nuovo congegno, il dottore decide di testarne l’efficacia usando i “cani” delle sue gabbie. Vengo messo a quattro zampe e trasformato in un contenitore universale: un cagnolino mi scopre la bocca, l’altro l’ano. Si muovono con una coordinazione meccanica, una spinta all’unisono che travolge i miei sensi. Il mio corpo, nonostante lo svuotamento, risponde alla doppia sollecitazione tentando un’erezione. Ma non appena il pene si ingrossa, sbatte contro il fondo della gabbia e una scarica elettrica mi attraversa il glande, fulminando ogni traccia di piacere. L’urlo mi muore in gola, soffocato dal sesso del cagnetto che mi occupa la bocca. Il dolore e l’eccitazione si scontrano in un corto circuito che fa ridere la Padrona.

La sessione termina con una sborrata collettiva. I due cani, addestrati a venire solo al comando del dottore, mi inondano contemporaneamente: uno in gola, l’altro nelle viscere. Il calore dei loro umori è l’ultimo marchio della giornata. Ghirardi congeda la Padrona con una “ricetta” spietata: svuotamenti tri-giornalieri e sodomizzazioni costanti con oggetti di grosso calibro per “fistarmi” a dovere in futuro. Pago la parcella con il mio portafoglio, un ultimo gesto di spoliazione, e seguo la Padrona verso la macchina. Cammino a fatica, sentendo il rivolo di sperma altrui che mi cola tra le chiappe e il sapore di un intero canile ancora impresso sul palato, pronto per altre due settimane di scosse e ubbidienza.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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📚 Dettagli Serie

La clinica del Dottor Ghirardi
Capitoli: 5
Lettura Totale: 21 min
Viste Totali: 👁️ 248
Piace a: ❤️ 0
Iniziata il: 25 Marzo 2026

Dettagli Racconto

Pubblicato: 25 Marzo 2026
Modificato: 25 Marzo 2026
Lettura: 4 min
Viste: 👁️ 52
Piace a: ❤️ 0
Commenti: 💬 0
Generi:
Dominazione & BDSM, Esibizionismo & Voyeur, Feticismo
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Extreme, Umiliazione

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