Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Questo non è un vero e proprio nuovo capitolo ma una sorta di versione “Point of view” in prima persona dei capitoli precedenti.
Finalmente è sabato. Il rituale può ricominciare. Sabato scorso quella maledetta influenza aveva spento i motori, e la volta prima era stata un disastro: due cazzi nel culo, l’ano di Lidia da ripulire e quella patetica masturbazione davanti a Caterina, con l’umiliazione finale di dover leccare il mio stesso seme dai suoi piedi. E poi il pompino di Aldo… un lavoro svogliato che non vale nulla. Una serata da dimenticare.
Ma stasera si gioca in casa mia. Ho preparato ogni cosa: le birre sono nel ghiaccio, gli snack pronti sul tavolo, e l’odore del fumo portato dagli altri inizia a riempire le stanze. Anche i “ferri del mestiere” sono schierati, pronti all’uso. Distribuisco carta e penne; è il momento di scrivere il destino degli altri.
Il primo giro ha i suoi limiti, ma cerco comunque di essere spietato. Scrivo: “Masturbazione per 10 minuti, goduta obbligatoria nell’undicesimo. Pena: 10 cinghiate”. Un calcolo preciso: se esce un maschio, lo metto fuori gioco per un po’; se esce una ragazza, avremo dieci minuti di puro spettacolo da goderci in cerchio.
La sorte, come padrone di casa, mi sorride per ultimo: pesco “Nudità per tutta la serata”. È sicuramente un’idea di Davide, la cui fantasia è piatta come i suoi pettorali da palestra. Mi spoglio senza drammi, restando nudo mentre Andrea pesca il mio biglietto. Lo guardo iniziare a menarselo; dieci minuti sono un’eternità se non sei tu a farlo, così continuiamo a chiacchierare ignorando il suo sforzo ritmico, mentre la penitenza delle cinghiate viene commutata nel dover leccare il proprio orgasmo dal pavimento. Giusto per non rovinare il clima.
Secondo giro. La bottiglia danza sul tappeto e si ferma su Caterina. È bellissima: i ricci rossi le cadono sulle spalle, il corpo è un capolavoro di proporzioni. Aveva già pescato le pinze per i capezzoli e ora se ne sta lì a seno nudo, con i boccioli rosa stritolati dall’acciaio dei morsetti. Pesca dal vaso: “Sesso orale”.
La bottiglia gira di nuovo. Lidia. Vedere Lidia che si sbarazza di pantaloni e mutandine in un istante è uno spettacolo di pragmatismo lussurioso. Si spalanca sul tappeto, offrendo le sue grandi labbra alla lingua esperta di Caterina. La stanza si riempie del suono di schiocchi umidi e sospiri pesanti; l’orgasmo di Lidia arriva rapido e violento, scaldando il sangue a tutti noi.
Ma il gioco è una giostra crudele. Tocca ad Aldo. Pesca: “Cinghia sul culo”. Gira la bottiglia e punta verso Davide. Povero Aldo. Davide è un ammasso di muscoli senza troppi fronzoli, e anche se sono amici, ci tiene troppo alla riuscita del gioco per andarci leggero. Lo piega a novanta sul tavolo, gli abbassa i pantaloni e inizia la conta. Ogni colpo di cinghia è un lampo di rosso sulle chiappe chiare di Aldo, che sussulta e urla a ogni schianto. Dieci volte. Una lezione di dolore che lo lascia tremante.
Ancora Caterina, la vittima preferita della sorte stasera. Pesca: “Pissing”. L’atmosfera cambia. Si spoglia completamente, rivelando ogni curva prima di stendersi sulla coperta cerata. Gira la bottiglia e… tocca a me. Sento il calore delle birre premere nella vescica. Non è facile tenere il cazzo moscio davanti a una visione del genere, nuda e in attesa, ma mi concentro. Il primo getto la centra in pieno sull’ombelico, poi risalgo, inondando i seni e infine il viso. Chiude gli occhi mentre la lavo con la mia doccia dorata, bagnandole i capelli rossi. Quando finisco, mi guarda con un odio puro e mi chiama bastardo. Sa quanto detesto che le si rovini l’acconciatura. Mi eccita da morire.
Piccola pausa per ripulire, e poi di nuovo dentro. Andrea pesca “Sesso”. Per lui, in questo gruppo, significa anale. L’attiva è Giulia: la nostra tigre. Si spoglia in tre secondi netti e indossa lo strapon, quello suo personale, fatto per dare piacere anche a chi lo porta. Andrea trema mentre lei lo unge e lo penetra con la ferocia di chi vuole sbranarlo. Pompa come una disperata per cinque minuti, finché Andrea non viene sul pavimento per il solo shock della prostata, lasciandolo dilatato e tremante mentre lei, da vera stronza, gli bacia il buco pulsante.
Poi tocca a Lidia. Pesca “Scopare”. La bottiglia mi sceglie di nuovo. È il mio momento di gloria: la sua figa è il nido perfetto per il mio cazzo. Si mette a novanta, provocatoria. Entro come un coltello nel burro caldo. La scopo con un ritmo incalzante mentre con una mano le tormento il clitoride. Gli altri ci guardano, chi annoiato, chi invidioso come Giulia. Veniamo insieme, un’esplosione profonda dentro di lei che mi ripaga di ogni fatica.
Il giro prosegue con me che devo fare rimming ad Aldo sul divano — un dazio da pagare tra l’ilarità generale — e si chiude con Lidia che finisce sotto la cinghia di Davide. Lui ha un conto in sospeso con lei e non si risparmia. Le fa tenere le labbra della passera spalancate con le mani e la colpisce proprio lì, dieci volte, sulla carne più sensibile. Dobbiamo tenerle ferme le gambe mentre urla; il rumore del cuoio sulla vulva è l’ultima nota violenta di questo primo turno.
Siamo tutti un po’ brilli, sudati e carichi di elettricità sessuale. Mentre riscriviamo i biglietti per il secondo turno, so già che la serata diventerà molto più buia. E non vedo l’ora.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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