L’Eclissi dell’Io

Racconto

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Stai leggendo il racconto "L’Eclissi dell’Io", capitolo 4 di 4 della serie "Il Banchetto di Mister Master".
Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Alle 06:00 in punto, il display del telefono tagliò l’oscurità della camera. Non ero nel mio letto. Ero sul pavimento, con la schiena intorpidita dal freddo del parquet e la pelle dell’addome ancora irritata dal sale della sera prima. Il messaggio era una singola riga, un codice che ormai faceva scattare i miei muscoli prima ancora dei miei pensieri.

“In ginocchio davanti alla cam. Inizia il turno.”
Mi trascinai davanti alla scrivania, nudo, il corpo segnato dai residui della cera e dai piccoli segni rossi sulla coscia. Quando la videochiamata si attivò, Mister Master non era in poltrona. Era inquadrato dal basso, imponente.

“Buongiorno, proprietà 01,” esordì. La sua voce, di primo mattino, era ancora più profonda. “Oggi non andrai in ufficio. Dirai al tuo socio che hai un virus intestinale. Oggi resti nel mio harem a tempo pieno.”

Digitai il messaggio al mio socio con le dita che tremavano. La bugia fu facile, quasi liberatoria. Il mondo esterno stava scomparendo, inghiottito dalla volontà di quell’uomo dall’altra parte dello schermo.

“Bene,” disse lui, vedendo la mia conferma. “Ora, colazione. Vai in cucina. Prendi un uovo crudo, del tabasco e un cucchiaio di fondi di caffè.” Preparai il disgustoso mix sotto il suo sguardo. “Mangia. Lentamente. Voglio sentire il rumore della tua deglutizione. Ogni sorso è un impegno: oggi rinuncerai alla parola. Per tutto il giorno, comunicherai solo attraverso i suoni che ti ordinerò.”

Ingoiai quella poltiglia amara e piccante, sentendo lo stomaco ribellarsi, ma il piacere di obbedire era un anestetico perfetto. Per le successive quattro ore, Mister Master mi trasformò in un oggetto domestico. Mi ordinò di pulire l’intero appartamento nudo, con le mutandine da donna infilate sulla testa a mo’ di maschera, lasciando scoperti solo gli occhi e la bocca. Dovevo muovermi solo a quattro zampe, trascinando un secchio d’acqua saponata con i denti.

“Sei una brava bestia da soma,” commentava lui di tanto in tanto, mentre lavorava ai suoi affari, lasciando la telecamera accesa come se io fossi un reality show privato.

Verso mezzogiorno, arrivò l’ordine finale. “Torna in camera. Prendi la tua cinta, quella dei cento colpi. Portala con te sotto la doccia.”

L’acqua scendeva gelata. Mister Master voleva che mi punissi da solo sotto il getto freddo, per ogni pensiero di indipendenza che avevo avuto nella mia vita prima di lui. Ogni colpo di cinta bagnata schioccava sulla mia pelle con un suono sordo, lasciando strisce rosse che l’acqua lavava via all’istante. Ero esausto, tremante, svuotato.

“Basta così,” disse infine. La sua voce era cambiata, quasi dolce. “Vieni vicino allo schermo. Ascoltami bene.”

Mi accovacciai, bagnato e tremante, fissando quei pixel che erano diventati il mio Dio. “La sessione virtuale finisce qui, L. Ma l’harem non chiude mai. Domani tornerai in ufficio, parlerai con la tua ragazza, sorriderai ai vicini. Ma ogni volta che sentirai il bruciore sulla coscia, ogni volta che userai quel bagno, saprai che io sono lì. Non hai più bisogno della mia voce per obbedire. Sei diventato il tuo stesso Padrone per conto mio.”

Silenzio. “Ora, un ultimo compito. Prendi il telefono, cancella la nostra chat. Elimina ogni traccia. Voglio che il nostro legame viva solo nella tua carne e nella tua memoria. Se saprai essere un bravo schiavo nel silenzio, tornerò. Se cercherai di trovarmi, svanirò per sempre.”

“Sì… Signore,” sussurrai, infrangendo il divieto di parola per l’ultima, necessaria volta.

La chiamata si interruppe. Lo schermo tornò nero, riflettendo la mia immagine: un uomo di 37 anni, nudo, segnato, solo in una stanza silenziosa. Cancellai la chat. Rimasi a guardare il vuoto per minuti, o forse ore.

Uscii dal bagno, mi vestii con abiti puliti, ordinari. Mi sedetti sul divano e aspettai che la mia ragazza tornasse a casa. Quando aprì la porta e mi chiese come fosse andata la giornata, le sorrisi. “Tutto bene, cara. Solo un po’ di stanchezza.”

Ma mentre la abbracciavo, sentii il leggero pizzicore della pelle guarita sulla coscia. Chiusi gli occhi e, nell’oscurità della mia mente, sentii di nuovo quella erre moscia, quel ronzio elettrico, quel sapore di sale.

Ero libero, eppure non ero mai stato così incatenato. E, soprattutto, non avevo mai desiderato così tanto che il mio cellulare tornasse a vibrare.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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📚 Dettagli Serie

Il Banchetto di Mister Master
Capitoli: 4
Lettura Totale: 15 min
Viste Totali: 👁️ 187
Piace a: ❤️ 2
Iniziata il: 14 Marzo 2026

Dettagli Racconto

Pubblicato: 14 Marzo 2026
Modificato: 14 Marzo 2026
Lettura: 4 min
Viste: 👁️ 45
Piace a: ❤️ 0
Commenti: 💬 0
Generi:
Dominazione & BDSM, Gay
Tag:
Esibizionismo, Feticismo, Masturbazione, Voyeur

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