La birra con Silvia

Racconto

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Stai leggendo il racconto "La birra con Silvia", capitolo 2 di 3 della serie "Il dottor De Lellis".
Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Le luci soffuse del pub e il freddo della birra tra le mani sembrano quasi irreali dopo le ore passate sotto la luce cruda dello studio medico. Silvia è cambiata. La serietà asettica è svanita, lasciando spazio a una simpatia pungente, quasi complice. Eppure, ogni volta che mi muovo, il dolore sordo che mi morde il corpo mi ricorda esattamente chi è lei e cosa mi ha fatto.

Mentre beviamo, il discorso scivola inevitabilmente sulla visita del “Dottor De Lellis”. Parliamo di dimensioni, di reazioni, di quel confine sottile tra dolore e sottomissione. «Non sei stato il mio primo paziente», ammette lei, facendo ruotare la birra nel bicchiere, «ma sei stato di gran lunga quello che ha saputo restare nel ruolo con più dignità. Mi hai sorpresa».

L’alcol fa il resto. Le barriere crollano e la verità emerge, calda e densa. Mi confessa che guardarmi in quello stato, usarmi sotto gli occhi di un altro uomo, le ha infradiciato le mutandine. Vuole finire quello che ha iniziato. Pago il conto con le mani che tremano e la seguo nel silenzio delle scale di casa sua.

Appena la porta si chiude, l’abbraccio è un assalto. Mi bacia con una lingua che sa di luppolo e desiderio feroce. Poi, si scosta e mi inchioda con lo sguardo. «Sia ben chiaro: qui comando io. Ci divertiremo, ma farai tutto quello che voglio. Spogliati e siediti su quella poltrona».

Eseguo in silenzio. Silvia dispone due sedie davanti a me e mi ordina di appoggiarvi i piedi. Sono di nuovo lì, in posizione ginecologica, il mio sesso esposto e vulnerabile all’aria condizionata. Ma stavolta i suoi occhi non cercano patologie; cercano piacere.

Si spoglia con lentezza coreografica, restando solo con le mutandine nere. Si avvicina, le sfila e me le preme contro il viso, prima di appallottolarle e infilarmele in bocca. «Senti quanto mi hai fatto eccitare prima… beviti il mio desiderio».

Il sapore del suo umore mi riempie i sensi. Il mio cazzo, nonostante le torture della serata, reagisce con una forza rabbiosa. Lei lo osserva crescere, lo accarezza quasi con stupore, poi si inginocchia tra le mie gambe. «Ho desiderato farlo per tutta la sera».

Affonda la bocca su di me. Mi succhia con una profondità e una sapienza che mi tolgono il fiato, alternando colpi di lingua sulla cappella a incursioni verso le palle e il buco, ancora sensibile e pulitissimo dopo i clisteri della sessione. Sa che l’orgasmo precedente giocherà a nostro favore, allungando i tempi di questa agonia deliziosa.

Quando decide che la tensione è al culmine, sale sopra di me. Entra come un coltello caldo nel burro. È fradicia, bollente, e inizia a cavalcarmi con una precisione ritmica volta solo al proprio piacere. La vedo venire una, due volte, finché il mio corpo non cede e vengo dentro di lei in un’esplosione che sembra non finire mai.

Più tardi, a letto, l’atmosfera si fa quasi intima, ma con le regole ben definite. «Senti… io studio medicina, non ho tempo per le smancerie o per una relazione normale. Soprattutto con i miei gusti», dice, abbracciandomi nuda. «Mi piaci. Hai l’attrezzatura giusta e sai stare al tuo posto. Ti andrebbe di essere il mio compagno? Prevalentemente sessuale, sottomesso ai miei ordini».

Accettare è l’unica risposta possibile. «Bene. Allora fammi sentire come usi quella lingua».

Spinge la mia testa tra le sue gambe ancora gonfie e sporche del mio sperma. Mi tuffo in quel tesoro umido con una devozione totale. Lecco, succhio il suo clitoride, aspiro il mix dei nostri sapori finché non la sento sussultare di nuovo.

Poi, il colpo di grazia. Mi trascina in bagno e mi ordina di sdraiarmi nella vasca. Capisco subito. Si posiziona sopra la mia faccia, le gambe divaricate. Continuo a leccarla finché il sapore non cambia improvvisamente. Un liquido caldo e acre mi inonda la bocca, mi cola sul mento e sul petto. Mi sta pisciando addosso, marchiandomi come sua proprietà assoluta.

Invece di spegnermi, l’umiliazione mi ridà vigore. Mi rialzo duro come il marmo. Ci laviamo a vicenda sotto la doccia, in un rito di pulizia che è solo il preludio a un altro round. Torniamo a letto e facciamo l’amore quasi come “fidanzatini”, per poi addormentarci abbracciati, con il suo sapore ancora impresso nella mia memoria.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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📚 Dettagli Serie

Il dottor De Lellis
Capitoli: 3
Lettura Totale: 10 min
Viste Totali: 👁️ 146
Piace a: ❤️ 1
Iniziata il: 18 Marzo 2026

Dettagli Racconto

Pubblicato: 18 Marzo 2026
Modificato: 18 Marzo 2026
Lettura: 4 min
Viste: 👁️ 44
Piace a: ❤️ 0
Commenti: 💬 0
Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Bondage, Degradazione, Femdom, Orgasm Denial, Umiliazione

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