Rivincita

Racconto

← Torna indietro
Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Erano passati sei anni dall’ultima volta che avevo posato gli occhi su Sofia. All’epoca, lei era la mia ossessione e il mio tormento. Io avevo ventiquattro anni e un’anima incrostata di solitudine: non avevo mai baciato una donna, mai sfiorato la pelle nuda di una ragazza, mai visto una fica se non attraverso i pixel sgranati di uno schermo. Lei ne aveva ventidue e una s sibilante, morbida, che mi faceva impazzire ogni volta che parlavamo in chat. Ero il classico zerbino sentimentale: scrivevo poesie, la inondavo di regali, le offrivo un’adorazione che lei accettava con la condiscendenza di una divinità annoiata.

“Sei speciale,” mi diceva, con quella pietà che brucia più di un insulto, “ma non mi scatti l’attrazione fisica. L’occhio vuole la sua parte.”

Un giorno, forse per pura carità cristiana, mi concesse un bacio. Fu un disastro. Ero rigido, impacciato, incapace di gestire persino la mia stessa lingua. Me ne andai con la coda tra le gambe, portandomi dietro il peso di quegli anni in cui lei mi concedeva mezz’ora del suo tempo per poi correre a farsi scopare dall’ex di turno.

Ma il tempo lavora nell’ombra. Sei anni dopo, il ragazzo maldestro era morto. Al suo posto c’era un uomo che aveva imparato il linguaggio dei corpi e la grammatica del desiderio. Quando ci siamo ritrovati su un social e abbiamo deciso di vederci “per i vecchi tempi”, sapevo che non sarebbe stata una rimpatriata innocente.

Sofia si presentò all’appuntamento ed era lo specchio della metamorfosi. La ragazza timida in jeans aveva lasciato il posto a una predatrice urbana: mini gonna asfissiante, scollatura che offriva il suo abbondante quarto di seno come un vassoio d’argento, gambe abbronzatissime che terminavano in sandali alla schiava. Era la personificazione di tutto ciò che mi era stato negato.

Passeggiammo nel parco, il sole che moriva dietro i pini marittimi. «Ti ricordi quanto eri imbranato?» ridacchiò lei, sfiorandomi il braccio. «Mi facevi una tenerezza infinita.»

Sentii il cazzo diventare di pietra sotto i pantaloni. “Tenerezza”. Quella parola era la benzina sul mio fuoco. Le misi una mano sul fianco, stringendo la carne soda. Le raccontai le solite cazzate — che era ancora la mia fata, che il tempo non era passato — omettendole con cura il dettaglio che nel frattempo mi ero sposato e avevo imparato a memoria ogni centimetro del piacere femminile. La baciai. Non fu il bacio di sei anni prima: le feci capire con la lingua chi comandava adesso.

Lei si staccò, fingendo sdegno. «Siete tutti uguali… avete solo quel pensiero fisso. Riportami a casa.»

In macchina, il silenzio divenne pesante. Sofia iniziò a piangere, una recita o forse un crollo autentico. «Sanno tutti come mi chiamano in paese? La bicicletta del villaggio. Tutti mi usano e poi mi buttano via.»

Era il momento di giocare la mia carta migliore: la manipolazione emotiva. La strinsi, recitando la parte dell’uomo sensibile che l’aveva sempre amata, l’unico porto sicuro in un mare di bastardi. Funzionò. Spense il motore in una stradina isolata, tra i campi di granoturco.

La baciai di nuovo, ma stavolta le mie mani non cercavano conforto. Le infilai la mano sotto la gonna, scostando il perizoma sottile. Era bagnata fradicia, un calore che mi scottava le dita. La spinsi contro il cofano dell’auto e iniziai a leccarla. Non era un gesto d’amore, era un assaggio della mia proprietà. Affondai la lingua nella sua fica, mordicchiandole le labbra, scendendo poi verso l’ano, quel piccolo buco proibito che lei cercava di proteggere con gemiti di finta protesta.

«Basta… ti prego…» sussurrava, mentre inarcava la schiena per offrirmi di più. Che ipocrita.

Mi sbottonai i pantaloni e la penetrai con una spinta secca, senza preavviso. Iniziai a scoparla con un ritmo brutale, mentre le infilavo due dita nel culo, massaggiandole lo sfintere con una pressione crescente. Sofia esplose in un orgasmo violento, urlando che nessuno l’aveva mai trattata così, che era bellissimo.

Ero vicino al limite, ma non volevo che finisse subito. La staccai dal cofano, le sollevai la maglietta liberando quelle tette enormi che erano state il mio sogno proibito per anni. Iniziai una “spagnola” furibonda tra i suoi seni, sentendo la pelle calda contro il mio cazzo pulsante. Lei mi pregò di non essere volgare, di non chiederle un pompino perché “rovinava il romanticismo”.

Zoccola romantica. Mi veniva da ridere. Era bagnata fino alle ginocchia, coperta del mio odore, e parlava di sentimenti.

La misi a novanta gradi contro la fiancata dell’auto. Il suo culo era una tentazione insopportabile: sodo, piccolo, teso. Con un movimento fulmineo, sfilai il cazzo dalla fica e lo puntai verso l’ano. «No! Lì no! Ti prego… non alla tua fata!» implorò.

Quelle parole furono l’innesco finale. Spinsi con tutta la forza che avevo. Sentii la resistenza dei muscoli che cedevano, il suo grido di dolore che si trasformava in un gemito roco. La martellai senza pietà, ricordando ogni volta che mi aveva ignorato, ogni volta che mi aveva fatto soffrire, ogni mezz’ora rubata per correre da un altro. Ogni colpo nel suo culo era una rata del debito che stava finalmente pagando.

Ero eccitato dal suo dolore, dalla sua sottomissione totale. Lei, la “dea” intoccabile, ora era solo un corpo rotto sotto i miei colpi. Sburrai dentro di lei con getti caldi e profondi, riempiendole l’intestino di tutto il mio disprezzo e del mio trionfo. Sofia si accasciò, vibrando di un piacere sporco e definitivo.

Avevo vinto. La fata era stata profanata, e il cerchio, finalmente, era chiuso.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

Se questo racconto ha acceso i tuoi desideri, non fermarti alla semplice lettura. Fai il primo passo nel mondo reale: trova partner affini ed esplora le tue dinamiche su NodoNero.

🔥 Inserisci il tuo Annuncio, è gratis!

Hai riconosciuto questo racconto come tuo e non hai autorizzato la pubblicazione?

Segnalacelo subito qui
Attenzione: I commenti non sono pre-moderati. Le segnalazioni sui commenti inappropriati vengono prese molto sul serio: abusi, insulti o segnalazioni gratuite comporteranno ripercussioni sull'account. Comportati in modo rispettoso.

Dettagli Racconto

Pubblicato: 23 Aprile 2026
Modificato: 23 Aprile 2026
Lettura: 5 min
Viste: 👁️ 20
Piace a: ❤️ 0
Commenti: 💬 0
Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Dark Erotica, Degradazione, Maledom, Umiliazione

🗑️ Eliminare il racconto?

Sei sicuro di voler eliminare definitivamente questo racconto? L'azione è irreversibile e i dati non potranno essere recuperati.

Sì, Elimina

Lascia un commento

Accedi

Registrati

Reimposta la password

Inserisci il tuo nome utente o l'indirizzo email, riceverai un link per reimpostare la password via email.