Proiezione Privata alla Lanterna Rossa

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

L’odore del piscio ancora caldo sulla pelle del décolleté era stato il suo unico compagno durante la notte. Beatrice non si era lavata; aveva lasciato che quel marchio organico si seccasse tra i seni, toccandosi ossessivamente nell’oscurità della sua camera, in attesa del turno successivo. Le istruzioni del suo Padrone erano state chirurgiche: pantaloni di lino bianco, maglione a coste con scollo profondo, reggiseno candido di pizzo e tacchi a spillo. Niente calze. La pelle doveva essere pronta al contatto diretto.

Quando salì sulla mia auto alle 16:00, la sua sottomissione emanava un calore quasi visibile. Il maglione bianco cadeva morbido, rivelando la linea del reggiseno e i capezzoli che spingevano contro la stoffa come punte di diamante. «Buon pomeriggio, Padrone,» sussurrò, divaricando le gambe quel tanto che bastava per farmi intravedere la trasparenza dei pantaloni e l’assenza quasi totale di biancheria sotto. La portai fuori città, verso un sobborgo industriale dove sorgeva il Cine-Viper, un buco nero di degrado specializzato in pellicole estreme di terz’ordine.

Beatrice guardò le locandine sbiadite con un misto di terrore e bramosia. Entrammo mentre le luci erano ancora accese, attirando immediatamente l’attenzione dei pochi avventori: un manipolo di spettri metropolitani, uomini dall’aria trasandata e dallo sguardo affamato. La feci sfilare tra le file di poltrone scrostate, godendomi il modo in cui i suoi capezzoli si indurivano sotto i loro occhi lascivi. Ci sedemmo nell’ultima fila, vicino alla porta scrostata dei servizi maschili. Mentre sullo schermo iniziava una scena di sesso brutale, nessuno guardava la pellicola. La vera attrazione era Beatrice, che sotto il mio ordine si era già scostata il maglione per offrire il seno alla platea di ombre.

«Vai nei bagni degli uomini,» le ordinai con voce gelida. «Togliti il reggiseno e lo slip. Portameli qui, ora.»

Beatrice esitò, ma il mio sguardo la inchiodò alla sua natura di schiava. Si alzò e si diresse verso il bagno, seguita immediatamente da un uomo corpulento che emanava un odore acre di tabacco e sudore. Pochi minuti dopo, Beatrice riapparve sulla soglia, tremante, con il pizzo in mano. L’uomo le sbarrava la strada, con il membro già fuori dai pantaloni, gocciolante e gonfio. Le feci un segno inequivocabile dalla poltrona. Beatrice si inginocchiò e, con gli occhi fissi nei miei, afferrò quel pezzo di carne sconosciuta, masturbandolo con una foga disperata finché l’uomo non grugnì, inondandole le dita di umori viscosi.

Quando tornò a sedersi, le aprii i pantaloni davanti a tutti. Iniziai a tormentarle la clitoride con violenza, infilandole due, poi tre dita nella vagina già inzuppata, mentre gli spettatori si avvicinavano, disponendosi a cerchio intorno a noi. La portai a un orgasmo dirompente mentre urlava il suo piacere davanti a quegli estranei. Poi, la sfida finale: chiesi a gran voce chi tra i presenti avesse un cazzo degno di una troia di alto livello. Il più dotato del gruppo si fece avanti.

Ordinai a Beatrice di seguirlo nei bagni. La vidi sparire dietro la porta, nuda dalla vita in su. Lavorò di bocca con una dedizione totale, finché l’individuo non le sborrò violentemente sulle tette e sul viso. Beatrice tornò da me in trance, massaggiandosi lo sperma altrui sulla pelle come se fosse una crema preziosa. Ma la purificazione doveva essere altrettanto estrema. Chiamai altri due avventori e ordinai loro di sciacquarle il corpo usando la loro urina. Beatrice si mise in ginocchio, stringendosi il seno, accogliendo i getti bollenti che le lavarono via il seme, bagnandole i pantaloni e la pancia in un rituale di sottomissione assoluta.

Il finale fu un’esplosione di violenza carnale. Sette uomini la trascinarono nel bagno, trasformandolo in una latrina di lussuria. La misero alla pecorina, possedendola a turno e contemporaneamente in ogni orifizio. Il rumore dei colpi dei bacini contro le sue natiche rimbombava nel corridoio. Beatrice veniva sventrata, riempita e inondata di sperma da bocche e sessi sconosciuti, finché non divenne un ammasso di carne tremante, intrisa di ogni fluido possibile.

Mi avvicinai quando tutto fu finito. «Grazie, Padrone,» ansimò lei tra i capelli sudati, «grazie per avermi usata così.»

La portai nel bagno delle donne per lavarla sommariamente, infilandole le dita nei buchi per spurgarla dai resti di quegli uomini, prima di sborrarle io stesso in bocca, un sigillo finale di proprietà. Dopo essersi truccata e profumata, tornammo a guardare il film. Beatrice mi baciò le mani, con un sorriso radioso sul volto sporco di piacere. «Sono molto meglio delle attrici sullo schermo, vero Padrone?»

«Sei la mia unica, vera troia, Beatrice.»

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 15 Aprile 2026
Modificato: 15 Aprile 2026
Lettura: 4 min
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Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Dark Erotica, Degradazione, Impact Play, Umiliazione

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