Numero 36: Cronache di una Metamorfosi

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Milano a novembre è un muro di nebbia e indifferenza. Sono arrivato qui con il cuore a pezzi e il sesso silenziato, convinto che quattro mesi di corso si sarebbero trasformati in un’espiazione solitaria tra Netflix e lo studio. Poi, la noia ha iniziato a scavare. Quella libertà assoluta di essere un fantasma in una città sconosciuta ha risvegliato un pensiero latente: qui nessuno sa chi sono. Posso essere chiunque. Anche uno schiavo.

I primi tentativi online sono stati un buco nell’acqua, finché non ho rotto l’ultimo tabù: i maschi. Il primo appuntamento mi porta a Piacenza. Non si torna indietro.

L’appartamento del Padrone sembra un set chirurgico. L’aria sa di antisettico. Mi spoglio davanti a lui senza esitazione, offrendo la mia nudità alla sua luce fredda. Lui non si spoglia nemmeno; resta l’Autorità in abiti civili che mi seziona con lo sguardo. Inizia l’ispezione: prende misure, tasta la consistenza della mia pelle, scatta foto della mia anatomia escludendo il volto. Sento le sue dita unte che forzano l’elasticità del mio orifizio, prima una, poi due, mentre lui annota freneticamente sul suo taccuino.

«Molto interessante questo precum», commenta, mentre mi munge con una tecnica implacabile. Mi svuota tre volte in un barattolino che sigilla con il numero 36. Prima di congedarmi, taglia una ciocca di capelli e una di peli pubici, incollandole come trofei sul suo diario. Sul treno di ritorno, non sento colpa. Sento fame. Voglio che il “Numero 36” torni presto sotto i ferri.

Da quel momento, Milano smette di essere grigia. Metto il mio annuncio e il telefono diventa un altare di notifiche. Inizio la selezione: cerco stile, non sciatteria. Voglio Padroni che sappiano cosa fare di me.

Il primo mi accoglie con un tè, un preludio domestico che esplode quando mi ordina di spogliarmi. Tengo le gambe spalancate, offrendogli la vista della mia eccitazione mentre sorseggio la bevanda. Lui smette di chiedere il permesso e prende possesso del mio cazzo, giocandoci come se non mi appartenesse più, masturbandomi fino all’esaurimento prima di congedarmi con un bacio sulla cappella.

Il secondo è un feticista dei piedi. Passo ore con la faccia schiacciata sul cuoio delle sue scarpe, prima di liberare i suoi piedi e leccarli con una devozione che non sapevo di possedere. Finisco per regalargli la mia prima “foot-job”, un’esperienza goffa ma elettrizzante che mi lascia con il sapore del sudore e del potere in bocca.

Poi arriva il Padrone che decide di trasformarmi. Mi fa indossare un completino di pizzo bianco, riducendo la mia mascolinità a un orpello estetico. Mi inginocchio e perdo la mia verginità orale: il suo cazzo mi riempie la gola fino all’ingestione finale, calda e salata. Non c’è tempo per rifiatare: anche la mia verginità anale cade poco dopo. È un rito di passaggio inevitabile in questa mia nuova pelle.

Infine, incontro il Padrone con la “P” maiuscola. Con lui non c’è solo sesso, c’è disciplina. Conosco il morso della frusta, la pienezza dei plug, la costrizione del bondage e il calore della cera fusa. Esco da casa sua distrutto, con la pelle segnata e l’anima vibrante. «Impari in fretta», mi dice. «Ti rivedrò presto».

Ora la mia agenda è piena. Ho quattro Padroni fissi a Milano che si spartiscono i miei giorni, e il “Dottore” di Piacenza per i weekend. La mia vecchia vita è un ricordo sbiadito. Qui a Milano, nell’ombra dei locali e delle stanze segrete, ho finalmente trovato chi sono veramente: una proprietà a disposizione di chi sa comandare.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 18 Marzo 2026
Modificato: 18 Marzo 2026
Lettura: 3 min
Viste: 👁️ 53
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Generi:
Dominazione & BDSM, Gay
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Maledom, Umiliazione

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