Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Il silenzio che precede le venti è la mia vera officina di preparazione. Dalle sedici in poi, il tempo smette di scorrere secondo le logiche civili e accelera verso il rito del suo ritorno. Ho cancellato ogni traccia della giornata lavorativa dai pavimenti, ho domato il caos della lavanderia e ho orchestrato i profumi della cena, ma l’opera più importante è stata quella compiuta sul mio corpo. Sotto il vestitino da cameriera, il pizzo della gonna cortissima funge da cornice per la gabbietta che imprigiona la mia virilità, mentre il plug — il suo dono per il mio compleanno — occupa il mio retto come un sigillo di fedeltà costante. Quando mi inginocchio davanti alla porta alle venti spaccate, sono già un uomo svuotato di volontà, pronto a diventare lo sfondo animato della sua serata.
Il suo ingresso alle 20:13 è una lezione di indifferenza sovrana. Mi passa accanto senza che i suoi occhi incrocino i miei, trasformando il mio servilismo in un dato di fatto architettonico. La seguo a quattro zampe, sentendo il fruscio della gonnellina sulle cosce, fino alla camera da letto. Mentre lei si siede sul materasso per rispondere agli ultimi messaggi della giornata, io mi occupo dei suoi piedi, baciandoli con la consapevolezza che ogni mio gesto è solo un sottofondo al ronzio del suo telefono. Il passaggio in bagno è la prima, brutale immersione nella sua intimità: restare inginocchiato mentre lei urina è un rito di sconsacrazione che prepara il mio palato al compito successivo. Quando si alza, mi offre la sua vagina da ripulire; l’odore acre e forte dell’urina si mescola ai suoi umori naturali mentre affondo il naso tra i peli pubici, usando la lingua per raccogliere ogni goccia residua con la devozione di un animale che riconosce la propria fonte.
La cena in cucina è un teatro di sguardi asimmetrici. Lei siede al tavolo, io mi posiziono per terra, voltandole le spalle affinché il mio ano occupato dal plug sia l’immagine che accompagna ogni suo boccone. Mi racconta del suo nuovo collega, della sua giovinezza, della sua presunta dotazione fisica. Le parole scivolano su di me come acido: la prospettiva che lei venga “montata” da un toro giovane e carino non è solo un racconto, è un comando erotico che deve eccitarmi. Sotto il tavolo, la mia lingua torna a lavorare sulla sua figa, non più per igiene, ma per portarla all’orgasmo mentre lei continua a mangiare. Sentire la sua eccitazione crescere al racconto del tradimento imminente, finché le sue cosce non mi serrano la testa in una morsa durante l’orgasmo, è la conferma che il mio ruolo è quello di catalizzatore del suo piacere altrove.
Il dopocena in sala è un esercizio di resistenza fisica. Trasformato in un poggiapiedi umano, sento le ginocchia urlare contro il pavimento mentre la durata del film diventa la misura della mia sofferenza. Ogni suo scatto, ogni colpo distratto che vibra sulle mie chiappe o sulle mie palle prigioniere, è un promemoria della mia funzione di oggetto. Non sono un marito che guarda la TV con la moglie; sono il mobile su cui lei scarica la stanchezza delle gambe. Quando finalmente ci spostiamo in camera, la tensione raggiunge il culmine. La sua scelta cade sul dildo doppio, uno strumento che ci lega in un’unione meccanica e profana.
Essere scopato da lei sul nostro letto matrimoniale, mentre l’altra metà del silicone vibra dentro la sua vagina, è il momento in cui i ruoli si invertono definitivamente. Lei prende, possiede e domina con la forza di un uomo, gemendo mentre mi usa come se fossi io la donna della coppia. Il dolore del mio sesso che preme contro la gabbietta è un incendio che non può essere spento; a me non è concesso il rilascio, solo il compito di ripulire lo strumento del suo piacere. Estratto dal mio corpo e dal suo, il dildo deve essere purificato dalla mia bocca: prima il lato dei suoi umori, poi quello del mio fango, in un bacio chimico che sigilla la gerarchia della casa. Quando la luce si spegne e lei mi dà la buonanotte con la camicia da notte già addosso, resto solo nel buio. Vado in cucina a lavare il dildo, sentendo ancora il calore dell’invasione, pronto a ricominciare domani una nuova giornata al servizio della mia Moglie-Padrona.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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