La voragine di Giulia

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Conoscevo Giulia da qualche mese, un incontro nato dal caso digitale e trasformato subito in un laboratorio di perversione. Giulia non era la classica bellezza da copertina, ma aveva un magnetismo animale e una mente che viaggiava su binari oscuri, dove il confine tra il piacere estremo e il dolore si sgretolava a ogni respiro. Lei era la mia guida, l’architetto di un piacere che non sapevo nemmeno di poter desiderare.

La serata era elettrica, carica di un’umidità che rendeva l’aria pesante. Eravamo nel pieno di una sessione che durava da ore. Il letto era un campo di battaglia: lenzuola aggrovigliate, intrise di sudore e dell’odore ferroso del sesso. Eravamo scivolosi, ricoperti dai nostri stessi fluidi, la condizione ideale per quello che lei stava per chiedermi. Si staccò dal mio corpo, gli occhi lucidi di una bramosia febbrile.

«Valerio… voglio che mi riempi. Non con il cazzo. Voglio sentire la tua mano. Tutta.»

Non l’avevo mai fatto. Avevo visto video, letto storie, ma la realtà era un’altra cosa. Eppure, guardando il suo corpo abbandonato, non riuscii a dire di no. La curiosità mi bruciava nel sangue.

Giulia si mise a carponi, offrendomi il suo profilo più vulnerabile. Il suo orifizio anale era un piccolo fiore scuro, già abituato alle mie incursioni, ma ora destinato a una trasformazione radicale. «Usa i miei umori,» ordinò con un sussurro autoritario. «Prendi tutto quello che ho prodotto, mischialo alla tua saliva. Rendimi una strada aperta.»

Iniziai a lubrificarla con una lentezza metodica. Infilai un dito, poi due. Sentivo la pressione delle sue pareti interne, una morsa calda che sembrava darmi il benvenuto. Tre dita. Quattro. Giulia iniziò a emettere gemiti che non erano più semplici sospiri, ma grida soffocate che vibravano nel materasso. Il dolore stava iniziando a nutrire la sua estasi. Dalla sua intimità davanti colava un fiume cremoso, un profumo viscerale che riempiva la stanza.

«Il pollice, Valerio. Adesso. Non aver paura di spaccarti la mano dentro di me.»

Chiusi la mano a cuneo e spinsi con decisione. Sentii la sua pelle tendersi fino al limite del possibile. Giulia si irrigidì, le nocche bianche mentre si aggrappava ai cuscini, le lacrime che le rigavano il volto. Mi fermai, lasciando che le sue viscere si adattassero a quell’invasione ciclopica. Era una sensazione di onnipotenza: sentire il mio polso sparire dentro di lei, percepire il calore della sua vita che mi avvolgeva completamente. Ripresi il movimento, un lento stantuffare che la faceva vibrare a ogni affondo.

«Chiudi il pugno… sfondami… ora!»

Fu il segnale. Il mio cazzo era un pezzo di marmo, il liquido prespermatico inondava le mie cosce. Chiusi la mano all’interno del suo corpo e iniziai a muovermi con una foga cieca, andando oltre il polso, conquistando spazio dove prima non c’era nulla. Giulia era fuori di sé, urlava come una posseduta, il corpo scosso da contrazioni che sembravano voler risucchiare la mia mano ancora più a fondo. Il dolore era diventato un’estasi totale, un incendio che divampava a ogni mio pugno interno.

Sotto di lei, una macchia scura di umori si era allargata fino a occupare metà letto. Dopo minuti di quell’assedio carnale, Giulia esplose. Fu un orgasmo terminale, così violento da farle perdere ogni controllo motorio, fino a svuotare la vescica sul materasso. Era una resa assoluta: sesso, urina e sudore fusi in un unico, glorioso disastro.

Quando sfilai la mano, la sua apertura rimase spalancata, una voragine tesa e slabbrata che testimoniava la violenza del nostro incontro. Lei crollò a faccia in giù, con un filo di bava che le bagnava il viso e le gambe ancora divaricate. Io ero in un paradiso di sfinimento. Mi sdraiai al suo fianco, sentendo ancora il calore delle sue viscere pulsare sulle mie dita.

«Sei un demone, Valerio…» sussurrò lei, riprendendo i sensi. «Vuoi vedere come ci si sente a essere invasi così?»

Risi, scuotendo la testa. Certe profondità preferisco che restino il suo territorio esclusivo. Mi accontentai della sua mano esperta che, con tre dita infilate dietro e una masturbazione furiosa davanti, mi regalò l’eiaculazione più violenta e abbondante della mia vita. Un’esperienza che ha segnato un punto di non ritorno, la prima di una serie di notti in cui la carne non è altro che un confine da superare.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 17 Aprile 2026
Modificato: 17 Aprile 2026
Lettura: 4 min
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Generi:
Prime Esperienze & Confessioni
Tag:
Anale, Fisting

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