Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Il sabato mattina alla Transatech o nell’appartamento della Padrona non è mai l’inizio di un riposo, ma l’apertura di un nuovo cantiere di sottomissione. Quando mi ha accolto con quel sorriso radioso, parlando della Sardegna, per un istante l’illuso che vive ancora in me ha pensato a una vacanza condivisa. Ma la sua domanda era una trappola retorica: io non sarei stato il suo compagno di viaggio, ma il suo bancomat biologico. Mezz’ora al computer per recidere ogni legame con il mondo esterno, sette giorni di “ferie” forzate per sparire nei sotterranei dell’economia del sesso, con un unico obiettivo: accumulare diecimila euro tra le mie cosce per pagare il suo paradiso.
Il primo passo verso la mia trasformazione in merce è avvenuto nel retrobottega di un centro estetico cinese. Choi e la sua collega mi hanno accolto con la freddezza di chi deve scuoiare un animale. Spogliato e immobilizzato sul lettino, ho scoperto il significato del dolore sistematico. Le strisce di cera strappavano non solo i peli, ma la mia stessa virilità, lasciandomi la pelle in fiamme e il cuore in gola. Quando le grida sono diventate un disturbo acustico, i miei stessi calzini sono diventati il morso per il mio silenzio. Ma il sadismo orientale ha trovato il suo apice quando Choi ha deciso di usare la mia bocca come compensazione: seduta sulla mia faccia, mi ha costretto a leccare la sua intimità selvatica mentre procedeva con gli strappi all’inguine. Ogni mio urlo soffocato era un sussulto di piacere per lei, un rito di dolore e umori che mi ha lasciato nudo, liscio e arrossato come un neonato deforme. Le scariche elettriche ai testicoli, usate come stimolatore per le loro risate, sono state il sigillo finale: novantacinque euro pagati di tasca mia per essere stato torturato e usato come uno straccio.
Tornati a casa, la Padrona ha iniziato il marketing della mia abiezione. Vestito con un bikini striminzito, una parrucca sintetica e il sesso schiacciato e nascosto tra le cosce, sono diventato il volto — o meglio, il corpo — di una serie di annunci online. Mentre posavo in pose degradanti, vedevo la mia immagine rimbalzare sui siti di incontri, offerta al miglior offerente. Il calendario che mi è stato consegnato non era un programma di lavoro, ma una discesa agli inferi programmata minuto per minuto. La mattina sulla provinciale, come una puttana da marciapiede a caccia di sborrate rapide per fare cassa; il pomeriggio in casa, come schiava per appuntamenti d’élite gestiti dalla Padrona; la sera, il culmine: i Party a tema.
Quella settimana è stata un’allucinazione di fluidi e violenza. Ho imparato il sapore della polvere e dello smog delle strade statali, inginocchiato davanti a sconosciuti che cercavano solo uno scarico veloce. Ho sentito il mio ano dilatarsi oltre l’immaginabile durante il Fisting Party del mercoledì, diventando un tunnel di carne inerte sotto le mani di estranei. Ho bevuto così tanto sperma e urina che il mio stesso sudore sembrava aver cambiato odore. Ogni sera, un nuovo orrore: dai “Pissing Party” dove ero una fontana umana, ai “Gay Party” dove il mio corpo era terra di conquista per branchi vogliosi, fino alla maratona finale della domenica, dove la Padrona ha aperto le porte a chiunque avesse pagato il biglietto per consumare ciò che restava di me.
Ho lavorato fino allo sfinimento, con i muscoli a pezzi e l’anima ridotta in cenere. Ogni centesimo guadagnato, ogni banconota stropicciata recuperata sulla strada o sul tavolo del salotto, è stata consegnata nelle mani della Padrona. Novemilaquattrocentotrenta euro. Il prezzo della sua libertà, del suo sole in Sardegna, della sua pelle ambrata che avrei rivisto solo in fotografia. Mentre lei era via, la mia unica consolazione erano quegli scatti quotidiani che mi inviava: lei bellissima, sorridente, libera, pagata dal mio dolore e dal seme di centinaia di uomini che mi avevano attraversato.
Al suo ritorno, non c’è stato un abbraccio, ma una constatazione di efficienza. L’esperimento era riuscito. Ora, ogni mese, la mia vita verrà messa in pausa per una settimana di raccolta. Sono il suo schiavo, il suo bancomat, la sua troia mensile. E mentre mi preparo per il prossimo ciclo, con il corpo che ancora porta i segni delle torture e del fisting, sento una gratitudine perversa: la mia sofferenza è diventata la sua vacanza, e non esiste premio più grande che sapere di aver pagato, con ogni mio buco, il sorriso della mia unica Signora.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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