La prima sessione

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il tragitto in macchina è stato un preludio di pura agonia erotica. Guidare con il sesso esposto, sentendo l’aria dell’abitacolo sulla pelle nuda e lo sguardo della Padrona che mi pesava addosso come un marchio, ha ridotto la mia volontà al nulla. Quando la sua mano ha iniziato ad armeggiare, scappellando il glande e saggiando la consistenza del mio desiderio, ho capito che la mia identità di uomo era rimasta al tavolino del bar. Ero solo un’appendice pulsante nelle sue mani. Il fatto che mi abbia condotto in casa trascinandomi per il pene, come se tenesse un guinzaglio invisibile, ha sancito il mio nuovo status: una bestia al servizio del suo capriccio.

Sul tavolo della sala, nudo e sotto la luce cruda, mi sono sentito trasparente. L’ispezione è stata clinica, quasi brutale. Il suo dito che forzava l’ingresso del mio ano non cercava piacere, cercava conformità; era il gesto di un proprietario che controlla lo stato della merce. Ma è stata la cintura a dare inizio al vero addestramento. Il suono del cuoio ripiegato che fende l’aria è un rumore che non dimenticherò mai. Le cinghiate sono arrivate ovunque, un incendio che si propagava dalla schiena alle cosce, finché le mie chiappe non sono diventate una mappa di strisce viola.

Il test delle palle è stato il crollo definitivo del mio istinto di conservazione. Contare a voce alta mentre il cuoio colpiva i testicoli, costringendomi a tenere le gambe spalancate, è stato un esercizio di volontà sovrumana. Ogni volta che il dolore mi faceva chiudere le cosce, il Padrone azzerava il conto con una freddezza che mi terrorizzava più del colpo stesso. Arrivare a dieci è stato il mio primo vero successo da schiavo: il dolore era diventato un rumore di fondo rispetto alla necessità di obbedire.

Poi, l’invasione. Lo strapon è entrato con una determinazione che ha spazzato via ogni residuo di resistenza. Essere scopato dalla propria Padrona, sentire la plastica dura che reclama lo spazio interno della propria prostata, è un’esperienza che ti svuota l’anima. Le smorfie di dolore sul mio viso erano il carburante del suo ritmo. Ha iniziato a pompare con una ferocia metodica, trasformando il mio pianto in un rantolo di piacere proibito. Quando sono venuto senza toccarmi, spinto solo dalla pressione interna, ho capito di aver perso il controllo anche sui miei riflessi.

La sua rabbia è stata la mia ultima lezione della giornata. Sfilare lo strapon e vedermelo porgere, sporco del mio stesso sperma, è stato il superamento dell’ultimo tabù. In ginocchio ai suoi piedi, ho spompinato quel dildo con una devozione che mi ha sorpreso. Il sapore acre del mio seme, misto al lubrificante e alla gomma, è diventato il gusto della mia sottomissione. Pulire la mia pancia con quel cucchiaino, come se mi stesse imboccando con la mia stessa vergogna, ha chiuso il cerchio.

«Come prima volta non c’è male. Ora vattene».

Le sue parole mi hanno colpito più della cintura. Mi ha congedato come si fa con un attrezzo che ha finito la sua funzione. Sono uscito da quella casa con il corpo in fiamme e il sapore di me stesso ancora in bocca, ma con una chiarezza assoluta nel cuore: la mia vecchia vita è finita. Sono S, la sua puttanella, il suo cagnolino. E non vedo l’ora che arrivi la prossima sessione per bruciare ancora.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 24 Marzo 2026
Modificato: 24 Marzo 2026
Lettura: 3 min
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Commenti: 💬 0
Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Bondage, Degradazione, Femdom, Strap-on, Umiliazione

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