Il Trattamento di Bellezza

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Mi chiamo Valerio, ho venticinque anni e una mente che spesso deraglia verso territori proibiti, alimentata dalle visite pomeridiane delle amiche di mia madre. Tra tutte, spicca Sandra. Ha quarantacinque anni, lo stesso vigore di una trentenne e un’eleganza asciutta che sembra fatta di nervi e seta. Ha capelli castani che le incorniciano un viso dai lineamenti aristocratici e un paio di occhi color nocciola che sembrano leggere attraverso i vestiti. In estate, Sandra è una visione: indossa solo lunghi abiti di lino leggero, sandali infradito in cuoio e maglie attillate che esaltano una terza misura soda e prepotente. Ma il dettaglio che mi toglie il sonno è un altro: Sandra detesta la biancheria intima. Lo so per certo, un segreto rubato mesi fa quando, chinandomi sotto il tavolo per raccogliere una forchetta caduta, ho visto quel cespuglio scuro che sfidava la penombra.

Qualche sera fa, è venuta a trovarci per un aperitivo. L’ho accolta alla porta e il suo solito bacio di saluto è scivolato pericolosamente vicino all’angolo della mia bocca, lasciandomi addosso il suo profumo speziato. Mentre lei e mia madre si accomodavano in salotto a chiacchierare, io mi sono rifugiato in camera mia, ma l’immagine di quella nudità sotto il lino mi stava facendo impazzire. Mi sono diretto verso il bagno, che ha due accessi: uno dal corridoio e uno comunicante con la mia stanza. Volevo solo sfogarmi, chiudermi dentro e masturbarmi pensando a lei.

Spinto dalla fretta e dall’eccitazione, sono entrato con i pantaloni già sbottonati e i boxer abbassati a metà, rivelando il mio pelo pubico biondo e la mia urgenza. Non avevo sentito l’acqua scorrere. Non avevo previsto l’incidente. Mi sono trovato davanti a lei. Sandra si era sfilata i sandali ed era seduta sul wc con la gonna sollevata fin sopra la vita. Non c’erano barriere: solo quel triangolo d’ebano esposto e la sua pelle chiara.

È calato un silenzio elettrico. Io ero immobile, con il cazzo duro che ormai non riuscivo più a nascondere, e lei, invece di gridare o coprirsi, mi ha fissato con un ghigno di puro divertimento.

«Accidenti, Valerio…» ha mormorato con una voce che era un invito alla perdizione. «Che splendida sorpresa porti con te. Non rimetterlo via, fammi ammirare questa meraviglia.»

Sapeva perfettamente quanto la desiderassi; le sue provocazioni estive non erano state casuali. Come un automa, ho calato del tutto i boxer, lasciando che la mia erezione, già lucida di umori, svettasse davanti ai suoi occhi. Lei ha allargato le gambe con una disinvoltura regale, usando le dita per schiudere le sue labbra e mostrarmi il rosa acceso del suo centro.

«Stavi facendo pipì, Sandra?» le ho chiesto con un filo di voce. «Sì, tesoro. Ti piacerebbe guardarmi mentre finisco? Magari potresti renderti utile mentre lo faccio…»

Mi sono inginocchiato sul tappetino del bagno, infilando la testa tra le sue cosce spalancate. L’odore era un mix inebriante di calore organico e aromi viscerali. Ho tirato fuori la lingua e ho iniziato a leccarla con una foga animalesca, finché non ho sentito il muscolo rilassarsi. Un flusso caldo, salato e abbondante mi ha invaso la bocca. Ho bevuto gran parte della sua urina, lasciando che il resto mi colasse sul mento e sul petto nudo, mentre lei emetteva gemiti che parevano urla soffocate.

Quando ha finito, si è piegata ancora più all’indietro, spingendo il bacino verso di me e offrendomi la visuale completa del suo ano: un buchino scuro, leggermente dilatato, che pulsava in risposta alla sua eccitazione. Non ho perso tempo. Ho affondato la lingua in quella piega segreta, girandola con forza, mentre con la mano sinistra mi masturbavo furiosamente. Stavamo per esplodere entrambi. Sandra ha avuto un violento sussulto e mi ha squirtato in faccia proprio mentre io inondavo il bordo del water e la sua pelle zuppa con un’eiaculazione densa e interminabile.

Il silenzio che è seguito è stato interrotto da tre colpi alla porta. Era mia madre dal corridoio. «Sandra? Tutto bene? Ti sei chiusa dentro da un pezzo…»

Il panico mi ha ridato i riflessi. Mi sono tirato su i pantaloni in un lampo e sono scivolato nella mia camera dalla porta laterale, chiudendola senza fare rumore. Attraverso il legno, ho sentito Sandra rispondere con una naturalezza magistrale: «Sì, cara! Tutto bene… mi sono lasciata trasportare da un pensiero piccante e ho dovuto provvedere da sola, capiscimi!» E la risata complice di mia madre ha suggellato il segreto: «Ah, ti capisco, succede anche a me!»

Mentre le sentivo tornare in salotto a ridere della loro intimità femminile, io sono rimasto seduto sul letto, sporco e ancora inebriato dal sapore di Sandra. Dio benedica le donne che sanno trasformare un pomeriggio di caffè in un’avventura clandestina, salvandoci dal grigiore della quotidianità con la loro magnifica e sporca complicità.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 20 Aprile 2026
Modificato: 20 Aprile 2026
Lettura: 4 min
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Commenti: 💬 0
Generi:
Fantasie, Tabù & Pulp
Tag:
Dark Erotica, Degradazione, Feticismo, Pissing, Umiliazione

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