Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
La villetta era isolata, avvolta da un silenzio che metteva i brividi. Quando suonai, la porta si aprì su un interno in penombra. Lui era lì, seduto in poltrona come un ragno al centro della tela. Non ci furono saluti. “Spogliati. Ora.”
Eseguì sotto il suo sguardo rapace. Mi sentivo ridicolo, nudo in quel salotto elegante, mentre lui mi faceva girare come una bestia al macello. Si alzò, mi afferrò il braccio con una morsa d’acciaio e mi trascinò fuori, verso una porta laterale. Scendemmo le scale della cantina: l’aria era fredda, sapeva di muffa e metallo. Mi fece alzare le braccia e mi legò i polsi a una corda che pendeva da una trave del soffitto. Poi, accese un faro alogeno e me lo puntò dritto in faccia.
“Quindi tu saresti quello che non si è mai sottomesso davvero, eh?” la sua voce arrivava dal buio dietro la luce. “No…” provai a rispondere, ma una sberla violentissima mi fece girare la testa. “Zitto. Parli solo quando te lo ordino io, merda.”
Sentii le sue mani scendere. Afferrò i miei testicoli, stringendo finché la vista non mi si annebbiò per la nausea. Un lamento mi sfuggì dalle labbra e un’altra sberla, più forte della prima, mi ricordò il mio posto. “Ti ho detto di stare zitto.”
Sentivo i suoi passi intorno a me, un predatore che studia la preda. All’improvviso, un dito scivolò tra le mie chiappe, entrando senza preavviso, girando con una forza brutale. “Vuoi farmi credere che questo buco sia vergine?” Non risposi, paralizzato, finché un secondo dito non entrò forzando i muscoli, facendomi fiammegmiare di dolore. “Rispondi, schiavo!” “Sì, Signore… è vergine!” urlai contro la luce accecante.
Ritrasse le dita e me le infilò in bocca. “Assaggia le tue bugie. Non ti credo. Ora vediamo se la tua pelle è più sincera della tua lingua.” Sentii il fruscio del cuoio che usciva dai passanti. La sua cinta sibilò nell’aria prima di abbattersi sul mio culo. Il primo colpo fu uno shock, il decimo un incendio. Iniziai a scartare, a divincolarmi, ma muoversi rendeva solo i colpi più erratici e dolorosi, colpendomi sulle cosce, sui fianchi, sulla schiena. “…e cinquanta,” sibilò lui, fermandosi mentre il mio respiro era un rantolo rotto.
“Riproviamo. Quanti cazzi ha ospitato questo culo?” “Nessuno, Signore!” Le cinghiate ripresero, ancora più pesanti, ancora più metodiche. Il dolore era diventato una nebbia che avvolgeva tutto. Quando si fermò di nuovo, prese un plug dalla parete. Me lo infilò con un colpo solo, senza lubrificante. Sentii la carne cedere e gridai. “Un culo vergine non si apre così. Dimmi la verità!” “Nessuno… davvero…” piansi, ormai distrutto.
Venne davanti a me. Il faro mi impediva di vedere i suoi lineamenti, vedevo solo la sua sagoma. Mi applicò dei morsetti ai capezzoli, stringendo le viti fino a farmi scoppiare il petto. Poi passò una corda intorno al mio cazzo e alle palle, collegandoci due bottigliette d’acqua che tiravano tutto verso il basso. Infine, un’altra cordicella univa la mia cappella alle mollette dei capezzoli. Ero un sistema di pesi e tensioni pronto a spezzarsi.
Ricominciò a colpirmi con la cinta. Ogni colpo faceva sussultare il mio corpo, e ogni sussulto tirava i fili dei capezzoli e dei testicoli in una sinfonia di agonia pura. “Allora? Hai qualcosa da confessare?” “Nessuno, Signore! Glielo giuro!”
Afferrò i lacci dei capezzoli e li tirò verso di sé, tendendo tutto il complesso. Le urla mi scorticarono la gola. “Non vorrei farti questo,” mormorò quasi con dolcezza, “ma la tua educazione richiede rigore.”
Mi slegò d’un colpo e crollai a terra come un sacco vuoto, la pelle in fiamme e i muscoli che tremavano per lo shock. “In ginocchio. A quattro zampe.” Eseguii con le ultime forze rimaste. Si sbottonò e mi spinse il cazzo in bocca, scopandomi la gola con una foga animalesca. “Vuoi dirmi che uno che succhia con questa fame non l’ha mai preso dietro?” Non potevo rispondere. Potevo solo accogliere la sua rabbia e la sua lussuria, mentre il sapore del suo potere invadeva ogni mio senso, in attesa del colpo finale.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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