Il servo di casa

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il rientro della Padrona alle 13:30 ha segnato l’inizio della mia vera giornata, il momento in cui la casa cessa di essere un involucro vuoto per diventare il teatro della mia servitù. Tutto era già stato predisposto secondo i suoi desideri: le superfici brillavano, il letto era teso come la pelle di un tamburo e il profumo del pranzo appena preparato accoglieva il suo ritorno. Indossavo il vestitino da cameriera che abbiamo scelto insieme, quel pizzo leggero che scivola sull’intimo femminile coordinato che, a detta sua, esalta in modo grottesco e delizioso la mia natura sottomessa. Il suo «Buongiorno cagnolino» è stato il segnale di via: mentre lei consumava il pasto, io restavo in ginocchio al suo fianco, una statua di carne pronta a scattare tra una portata e l’altra, nutrendomi solo del suono della sua voce che ripercorreva le fatiche della mattinata scolastica.

Il mio pasto è arrivato solo alla fine, sotto forma di avanzi raccolti nella scodella e posati direttamente sul pavimento. Mangiare a terra, sentendo il peso dei suoi piedi che si poggiavano sulla mia schiena come su un tappeto senziente, è stato l’atto di comunione che ha suggellato la mia gerarchia. Tra un boccone e l’altro, ricevevo le direttive per il pomeriggio: i vetri da far splendere, i pavimenti da lucidare e la spesa da sbrigare. Ma è stato il premio promesso a far accelerare il mio battito: la libertà di scegliere personalmente la carota che avrebbe visitato il mio retto come ricompensa per la cura dedicata alle pulizie. Quell’incentivo ha trasformato l’incombenza della spesa in una missione di precisione erotica; chi mi ha osservato al banco della verdura deve avermi preso per un maniaco della botanica, mentre passavo due ore a valutare calibri e consistenze, cercando l’ortaggio perfetto che non avrebbe sfigurato davanti al giudizio della mia Signora.

Al mio ritorno, la Padrona mi aspettava in sala, immersa in un relax che la mia presenza doveva solo incrementare. Mostrare la carota scelta è stato come sottoporre un trofeo alla sua ispezione. «Bella, mi stavo giusto annoiando. Fammi vedere come ci giochi», ha sentenziato, aggiungendo la sfida suprema: raggiungere l’orgasmo senza sfiorare il mio sesso, usando solo l’intrusione vegetale come motore del piacere. Mi sono spogliato, offrendo le natiche a novanta gradi e iniziando a scoparmi con l’ortaggio, un movimento ritmico e umiliante che è diventato ancora più eccitante quando la coinquilina della Padrona si è unita allo spettacolo. Essere l’intrattenimento pomeridiano per due donne che chiacchierano del più e del meno mentre io sudo e mi fondo con la terra, cercando di strappare un orgasmo al mio stesso sfintere, è l’apice della mia sconsacrazione.

Il controllo della Padrona è stato millimetrico: proprio quando sentivo l’orgasmo farsi imminente, mi ha bloccato, spedendomi in cucina a preparare tè e biscotti per la loro merenda, con l’obbligo tassativo di mantenere la carota incastrata nel mio corpo durante ogni movimento. Servire la merenda in quelle condizioni, barcollando leggermente per non perdere l’ospite interno, ha reso il mio ritorno sul tappeto ancora più frenetico. Quando finalmente mi è stato concesso di esplodere, ho macchiato il pavimento con fiotti copiosi, consapevole che la pulizia sarebbe stata un ulteriore rito di sottomissione: leccare ogni goccia del mio stesso seme fino a far splendere nuovamente le mattonelle.

La serata è proseguita in un crescendo di cura e svalutazione. Sotto il tavolo della cena, le mie mani e la mia lingua si alternavano sui piedi della Padrona e della coinquilina, mentre sopra di me la conversazione scorreva sovrana. Il mio pasto finale è stato il più significativo: la stessa carota con cui mi ero sodomizzato poco prima, lanciata a terra come un osso per un cane fedele. L’ho mangiata con gratitudine, assaporando il gusto della mia stessa umiliazione. Prima di congedarmi e accompagnare la Padrona al letto, ho dedicato l’ultima ora a un massaggio defaticante ai suoi piedi, cullato dalle loro chiacchiere complici. Sono tornato a casa mia svuotato e felice, portando con me il calore di una giornata in cui non sono stato un uomo, ma uno strumento perfetto nelle mani della mia unica Padrona.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 4 Aprile 2026
Modificato: 4 Aprile 2026
Lettura: 4 min
Viste: 👁️ 56
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Commenti: 💬 2
Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Bondage, Degradazione, Maledom, Romance Bdsm, Umiliazione

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2 commenti su “Il servo di casa”

  1. Racconto carino, mi ha fatto sorridere in particolare:
    “l’incombenza della spesa in una missione di precisione erotica; chi mi ha osservato al banco della verdura deve avermi preso per un maniaco della botanica”

    Penso però che usare una carota come dildo sia rischioso, non ha l’estremità che prevenga l’effetto risucchio. Vallo poi a spiegare a quelli del pronto soccorso che sei “scivolato per sbaglio vicino al banco della verdura”.

  2. Vero, la carota è sempre rischiosa (anche per problemi di “rottura”) ma la scena della giustificazione al pronto soccorso potrebbe essere davvero “ilare”…
    tra l’altro mi chiedo sempre quante ne vedono al pronto soccorso… Scrubs insegna…

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