Il Marchio di Fido

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Marco aveva sempre subito il magnetismo di Eleonora come una condanna. Non era la bellezza convenzionale a soggiogarlo, ma quel suo modo di camminare come se il mondo le dovesse qualcosa, lo sguardo affilato e quella strafottenza naturale che usava per smontare chiunque provasse ad avvicinarsi. Erano “amici”, una parola che per Marco significava stare a un passo dal paradiso senza poter mai varcare la soglia. Almeno fino a quella notte, dopo una serata in birreria, nel silenzio saturo di vapori alcolici del suo abitacolo.

«Sai Eleonora,» esordì Marco, le mani strette sul volante parcheggiato sotto un lampione spento, «c’è una cosa che non ti ho mai detto. Mi piaci. Mi piaci da morire.»

Eleonora si voltò lentamente, un sorriso asimmetrico e crudele a piegarle le labbra. «Una dichiarazione, Marco? Proprio ora? E sentiamo, cosa ti farebbe impazzire di me?»

«Tutto. Il tuo carattere, i tuoi occhi… e i tuoi piedi. Da quando li ho visti nudi in spiaggia, non penso ad altro.»

La risata di Eleonora fu cristallina, ma priva di calore. «I miei piedi? Mi stai dicendo che sei un feticista? Che cosa singolare… e dimmi, cosa vorresti farci, sentiamo.»

Marco sentì il sangue pulsargli nelle tempie. «Vorrei baciarteli. Vorrei sentirne il sapore, leccarli… ogni millimetro.»

«Leccarli? Come un cane?» Eleonora inarcò un sopracciglio, la curiosità che prendeva il posto del sarcasmo. «Guarda che sono chiusi nelle sneakers da tutto il giorno. Sono sudati, Marco. Non sono le figurine profumate che hai in testa.»

«È proprio quello che voglio. Il tuo sudore mi fa sentire piccolo, inferiore. Di fronte a te non posso che stare in basso.»

Eleonora lo fissò per lunghi istanti, valutando la profondità di quella sottomissione. Poi, con un gesto deciso, si sfilò la scarpa destra e il calzino di spugna, sollevando il piede nudo fino a sfiorare il viso di Marco. L’odore acre, organico e pungente di una giornata intera di movimento lo investì come un profumo inebriante. Marco non esitò. Afferrò quella caviglia sottile e iniziò a baciare la pianta, facendo scivolare la lingua tra le dita, assaporando l’umidità salata della pelle con una fame disperata.

«Oddio, dici sul serio…» mormorò lei, stavolta senza ridere, osservando con freddo distacco quel ragazzo che si umiliava ai suoi ordini. «Sembri proprio un bastardino arrapato. Sai che ti dico? Da oggi il tuo nome è Fido. Quando schioccherò le dita, dovrai correre ai miei piedi, chiaro?»

«Sì, Eleonora. Tutto quello che vuoi,» rispose lui, con la bocca ancora lucida dei suoi umori.

«Bene. Ora dai l’ultima leccata, Fido, e riportami a casa. Mi divertirò parecchio con questa tua vocazione nei prossimi giorni. Ah, un’ultima cosa: non azzardarti a lavarti i denti stasera. Voglio che il mio sapore ti resti in gola fino a domani mattina. Devi ricordarti a chi appartieni.»

Marco rimise in moto l’auto, sentendo il calore del suo marchio invisibile sulla lingua. La sua vita da studente era finita; la sua carriera da schiavo era appena iniziata. E il ringraziamento che lei gli aveva promesso aveva il sapore amaro e dolciastro della sottomissione totale.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 16 Aprile 2026
Modificato: 16 Aprile 2026
Lettura: 3 min
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Generi:
Dominazione & BDSM, Feticismo
Tag:
Degradazione, Feticismo, Maledom, Petplay, Umiliazione

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