Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.
Il ronzio asettico della sveglia frantuma il silenzio della camera, trascinandomi fuori da un oblio che è l’unica mia tregua. Mi rigiro tra le lenzuola di seta, sentendo ogni singola fibra del tessuto graffiare la pelle martoriata. Il solo pensiero di varcare la soglia dell’ufficio mi chiude lo stomaco in una morsa di nausea e bramosia. Da sei mesi la mia esistenza è stata riscritta da un uomo che un tempo era solo un nome su un annuario scolastico e che ora è il mio carnefice, il mio superiore, il proprietario della mia dignità: Valerio.
Mi scopro, lasciando che l’aria fresca della stanza lambisca il mio corpo nudo. Le tracce del suo passaggio sono costellazioni di lividi e strisce purpuree lungo le cosce e i fianchi, dove la sua cintura ha cantato la sua melodia di dolore. Sfioro i segni, sussultando; ieri l’assedio è stato brutale, una punizione inflitta per mancanze inventate, solo per il gusto di vedermi cedere. Mi rivedo riflessa nei suoi occhi gelidi mentre, nuda davanti alla sua scrivania di mogano, aspettavo il fendente. Il sibillo del cuoio, l’impatto che mozza il fiato, e poi le sue mani — grandi, callose — che si avventano sul mio seno per torcerlo fino a farmi gridare.
In quel momento, Valerio mi ha costretta a piegarmi, i palmi premuti contro il legno lucido, offrendogli il mio sesso gonfio e arrossato. Non ha usato alcuna cautela. Le sue dita sono entrate come artigli, stantuffando senza tregua, allargando i miei tessuti con una violenza che cercava il limite della lacerazione. Il dolore è stato un incendio, ma tra le fiamme è nato un piacere malato, viscerale. Sentivo i miei umori colare lungo le gambe mentre la sua mano, con una destrezza che sapeva di mille abusi, spingeva fino a entrare completamente dentro di me. Una pienezza devastante che mi ha strappato gemiti di una sottomissione assoluta.
Non ancora sazio di vedermi ridotta a un ammasso di carne vibrante, Valerio ha puntato al tabù più estremo. Ho sentito il calore della sua mano tra le natiche, lubrificata dai miei stessi succhi, e poi la pressione sorda contro lo sfintere. Le dita sono scivolate dentro con una crudeltà calcolata. Sono crollata sulle ginocchia, la testa che girava. «Non deludermi, Clara,» ha ringhiato, bloccandomi le braccia dietro la schiena. «Ti aprirò quel bel culo finché non mi supplicherai di non smettere mai.»
Mentre la sua mano mi invadeva le viscere, il dolore mi squassava, eppure quel senso di occupazione totale mi appagava in un modo che la dolcezza non aveva mai saputo fare. Mi irrigidivo per contrastare l’invasione, e ogni mio muscolo contratto non faceva che amplificare l’estasi del tormento. Ho iniziato a implorarlo di sfondarmi, di farmi male, di non avere pietà. Non riconoscevo più la mia voce, era il verso di un animale in calore. Quando ha cercato di forzare anche l’altra mano, il buio mi ha avvolta, un corto circuito di sensi che mi ha spento il cervello.
Mi sono risvegliata sul tappeto, stordita, nel silenzio della stanza rotto solo dal respiro affannoso di Valerio dietro la scrivania. Stava guardando lo schermo del suo portatile. Mi sono trascinata verso di lui e ho visto l’orrore: aveva filmato ogni istante. Sul monitor vedevo me stessa, sventrata dalle sue mani, urlante e oscena. Mi ha afferrata per i capelli, costringendomi a guardare la mia vergogna in alta definizione.
«Hai visto chi sei veramente, Clara? Ora ringraziami.»
Mi ha spinto il suo sesso in gola, un’asta di marmo che ha occupato ogni spazio residuo del mio respiro. Mi ha scopato la bocca con una ferocia metodica finché non si è svuotato con un fiotto caldo e amaro. Ho bevuto tutto, avida di quel veleno che mi legava a lui.
Ora sono qui, nel mio letto, con la mano che scivola involontariamente tra le gambe, risvegliando il bruciore del ricordo. Mi masturbo con foga, inseguendo il fantasma della sua mano dentro di me, raggiungendo un orgasmo solitario che sa di sconfitta. Mi alzo in ritardo, sapendo già cosa mi aspetta in ufficio. Valerio non tollera la mancanza di puntualità. E la punizione di oggi sarà, senza dubbio, indimenticabile.
Le fantasie sono fatte per essere vissute.
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