​Il Banchetto delle Ombre

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

​L’aria nell’attico di Beatrice era satura dell’odore pungente di ammoniaca e cera. Non era una serata qualunque: era il solstizio d’inverno, e mia cugina aveva deciso di celebrare il suo disprezzo per il genere maschile orchestrando un salotto per le sue amiche più radicali. Il patto era chiaro: io e Valerio, un altro habitué dei suoi giochi di potere, avremmo dovuto preparare il palcoscenico per la nostra stessa umiliazione.
​Siamo arrivati con ore di anticipo. Beatrice ci ha accolti sulla porta con uno sguardo gelido, ordinandoci di spogliarci immediatamente. Nudi e vulnerabili, armati di spazzoloni e stracci, abbiamo iniziato una maratona di pulizie ossessive. Lei sedeva sul bancone della cucina, sorseggiando un calice di vino rosso e fumando sottili sigarette al mentolo, correggendo ogni nostra minima sbavatura con insulti taglienti. Vedere Valerio lucidare il marmo del corridoio con il fiato corto, mentre la sua virilità reagiva involontariamente a quella schiavitù, alimentava anche la mia eccitazione. Eravamo servi, strumenti senza volto in una casa che doveva splendere per chi ci avrebbe calpestato.
​Una volta che ogni superficie fu specchiante, Beatrice ci ordinò di allestire il buffet. Abbiamo disposto vassoi di ostriche, tartine al caviale e champagne ghiacciato sul tavolo di cristallo. La fame e la sete ci mordevano lo stomaco, ma sapevamo che quel banchetto non era per noi. Noi eravamo destinati alle briciole, ai resti, a ciò che sarebbe caduto dai piatti di porcellana.
​«In ginocchio, al centro della sala. Ora,» comandò Beatrice quando mancavano pochi minuti all’ora X. Ci siamo posizionati come mobili umani, i polsi incrociati dietro la schiena, in attesa del tribunale.
​Il campanello suonò con un rintocco secco. Entrò Morgana, una donna dalla bellezza severa e dagli occhi di ghiaccio, nota per il suo viscerale disgusto verso l’arroganza maschile. Squadrò i nostri corpi nudi con una smorfia di scherno.
«Solo questi due, Beatrice? Speravo in una varietà maggiore di carne da macello,» commentò, lanciando il suo cappotto di pelliccia sopra Valerio, quasi a volerlo cancellare.
Beatrice ridacchiò: «Gli altri hanno avuto paura. Questi sono i fedelissimi, quelli che godono a pulire dove noi camminiamo».
​Morgana si accomodò, versandosi da bere e osservando con disprezzo la nostra eccitazione palese. «Guardali. Si eccitano a fare le sguattere. È questa la vostra vera natura, non è vero? Pulire e tacere».
​Poco dopo arrivò Elettra, una ragazza più giovane ma non meno spietata. Si unì al banchetto senza degnarci di una parola, divorando stuzzichini e ridendo dei racconti di Morgana. L’atmosfera si scaldò. Le tre donne, rese allegre dall’alcol e dalla sensazione di dominio, si silarono le scarpe costose, esibendo piedi curati e profumati.
​Io e Valerio non riuscivamo a staccare gli occhi da quelle estremità che rappresentavano il nostro altare. Percepite le nostre occhiate bramose, Morgana ci fece cenno di avvicinarci. «Volete adorare ciò che vi calpesta? Avanti, strisciate».
Ci siamo avventati sui loro piedi con una devozione quasi religiosa. Leccare la pelle vellutata di Morgana mentre lei mi spiegava quanto fossi patetico era il punto più alto della mia serata. Sentivo Valerio accanto a me, perso nell’adorazione dei piedi di Elettra, mentre le donne ci ricoprivano di insulti sferzanti, ridendo della nostra depravazione.
​«Siete così schifosi che meritate di consumarvi a vicenda,» esclamò Elettra, gli occhi lucidi per lo champagne. «Masturbatevi. Ora. Guardandoci negli occhi».
Le mie mani afferrarono Valerio e le sue me. Abbiamo iniziato una danza frenetica di piacere forzato sotto i loro sguardi divertiti. Ci ordinarono di baciarci, di confondere i nostri respiri e le nostre identità, diventando un unico groviglio di carne umiliata. Le loro risate erano musica per le nostre orecchie sottomesse.
​Mentre le tre donne, ormai ebbre di potere e vino, iniziavano a scambiarsi effusioni tra loro sul divano, dimenticandosi quasi della nostra presenza, io e Valerio abbiamo approfittato di quel momento di distrazione. Come animali randagi, ci siamo avventati sugli avanzi del buffet, bevendo i fondi dei calici e divorando i resti delle tartine con una fame selvaggia. Eravamo le bestie della casa, felici dei rifiuti delle nostre padrone.
​Fu Morgana a riscuotersi per prima, vedendoci con le bocche sporche di cibo. «Ancora fame? Bene. Concludiamo lo spettacolo. Valerio, prendi il tuo compagno. Dimostragli quanto vali come animale da monta».
Senza esitazione, mi sono offerto a lui sul tappeto persiano. Valerio mi ha posseduto con una foga dettata dall’ordine ricevuto, mentre Beatrice ed Elettra incitavano la scena con grida di approvazione e commenti osceni. Il dolore e il piacere si fondevano nel buio della sala, mentre il seme e il sudore sigillavano la nostra inferiorità.
​La serata scemò lentamente in un torpore alcolico. Morgana ed Elettra se ne andarono all’alba, lasciando l’attico nel caos. Valerio scivolò via nell’ombra, rivestendosi in silenzio.
Beatrice si trascinò in camera da letto, sfinita dal suo stesso gioco. Io, come un cane fedele che ha compiuto il suo dovere, mi sono accucciato nudo sul tappeto accanto al suo letto. Il freddo del pavimento era il mio ultimo premio, la certezza di essere esattamente dove meritavo di stare: ai piedi della mia Regina.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 12 Aprile 2026
Modificato: 12 Aprile 2026
Lettura: 5 min
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Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Maledom, Umiliazione

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