I due Padroni

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Dopo anni di solo virtuale finalmente ti sei convertito al reale. Il tuo mondo cambia, le sensazioni diventano esponenzialmente più vive e belle. L’hai fatto pensando, e forse sperando, che non ti sarebbe piaciuto e invece… ti è piaciuto molto. Ad “aggravare” la situazione hai trovato il Padrone perfetto per te. Stesse idee, stessi gusti, stessa “fretta” (poca), stessa fantasia, solo lui Dom e io sub. Feeling da subito. Non c’è fretta in quello che fate, stai facendo un percorso e lo senti. Vi vedete una volta ogni 2 o 3 settimane e ogni volta è diverso, ogni volta fai un passo in più verso la sottomissione (quasi) totale. Negli altri giorni vi sentite, parlate del più e del meno, delle prossime sessioni, delle fantasie… Una di queste fantasie in particolare ci accumunava, la presenza di una donna in sessione. Schiava o Padrona entrambi eravamo convinti che venire umiliato e svirilizzato davanti a una donna avrebbe aumentato nettamente il livello di eccitazione. Prima di mettere annunci per cercare provai a sentire una mia vecchia Dom virtuale, Silvia, che non abitava lontanissimo e che già sapevo avere dei gusti compatibili con i nostri. A parte il fatto di non voler fare reale. Dopo un lunghissimo lavoro di convincimento fatto di messaggi, foto, video e un paio di sessioni live in cam finalmente riuscimmo ad ottenere di averla con noi. Io e il Padrone la raggiungemmo in un motel vicino alla città dove vive, uno di quei motel con accesso diretto alle camere e privacy massima. Ci trovammo fuori e insieme entrammo nella stanza. Io e Silvia eravamo molto imbarazzati, fortunatamente il Padrone non aveva problemi a sciogliere un po’ il ghiaccio. Silvia era una ragazzona di 30 anni, grossa, non bella. Per questo motivo, visto il suo insuccesso con gli uomini aveva deciso di divertirsi virtualmente sottomettendoli. Le esperienze reali con maschi cattivi l’avevano segnata e il fatto di avere accettato di vederci era un enorme passo avanti per lei. Nella stanza la più tesa era lei. Il Padrone per metterla a suo agio mi fece immediatamente spogliare e mi portò davanti a lei legandomi le mani dietro alla schiena. Le chiese se voleva ispezionarmi e lei timidamente toccò le mie palle. Lui le disse di non avere paura e che in quella stanza io sarei stato solo un oggetto per il loro piacere. Così dicendo mi fece girare e piegare in avanti, aprì le mie chiappe davanti a lei e senza dire nulla infilò un dito nell’ano dicendole che ero una loro proprietà e la invitò a fare lo stesso. Mentre a voce diceva che avrebbe preferito solo guardare sentii le sue mani appoggiarsi sulle mie natiche e cercare col dito il forellino. Il Padrone le disse che non c’era problema e che dopo le avrebbe mostrato un bello spettacolino ma che secondo lui anche lei doveva mostrarmi che possedeva il mio corpo e che la cosa migliore era infilarmi un dito nel culo. In quel momento sentii il dito di Silvia farsi strada e entrare nel mio ano, timidamente all’inizio e poi fino in fondo quando il Padrone la esortò a non avere dubbi. Con il Padrone ci eravamo detti che avremmo dovuto metterla a suo agio e sapendo che le piaceva sentire i miei lamenti emisi un gemito. La cosa ebbe immediatamente il suo successo tanto che iniziai a sentire il dito che da immobile iniziava a muoversi dentro e poi iniziò a fare dentro e fuori. Inutile dire che incorniciai quella “scopata manuale” con numerosi mugolii. Il Padrone la incitò a mostrarmi che lei poteva farmi tutto quello che voleva e le disse di strizzarmi le palle. Sentii immediatamente la sua manina libera stringersi intorno ai miei testicoli e iniziare a strizzarli e tirarli. Senza che il Padrone dicesse niente Silvia estrasse il dito dal mio culo, sentii che sputava tra le mie chiappe e due dita stavolta che entravano tra le mie chiappe, segno che l’imbarazzo iniziale se ne stava andando. Era il momento che il Padrone stava aspettando, le chiese se voleva iniziare a giocare seriamente, e lei rispose di si. Il Padrone mi fece sdraiare per terra a gambe aperte a pancia in su e mi lasciò in quella posizione mentre chiedeva a Silvia se non le dispiaceva se si fosse messo comodo. Ricevuta una risposta positiva si denudò completamente spiegando che lo faceva da una parte per stare più comodo e dall’altra per ricordarmi che ero schiavo di un cazzo e questo avrebbe notevolmente aumentato la mia umiliazione. Detto questo si avvicinò e mise un piede tra le mie gambe schiacciandomi palle e cazzo invitando lei a fare lo stesso e a togliersi le scarpe perchè, testuali parole, “non c’è niente di meglio che sentire le palle di una nullità sotto alla pianta del piede”. Così dicendo lasciò il posto alla Padrona avvicinandosi alla mia testa per offrirmi il piede da leccare e baciare mentre lei testava la sua massima schiacciando i miei genitali, prima con leggerezza e poi sempre con più forza. L’eccitazione stava lentamente salendo nella stanza così come l’affiatamento tra i due Padroni che ora parlavano e ridevano della mia condizione mentre schiacciavano liberamente il mio corpo. Il Padrone disse che era il momento di giocare seriamente e mi mandò a prendere lo zaino dove tenevo tutti i miei giochi. Me lo fece svuotare sul tavolo della stanza e chiese a Silvia con quale gioco avrebbe voluto iniziare. Lei scelse le mollette, la scelta non mi sorprese conoscendola, ma il Padrone disse che se voleva iniziare con palle, cazzo e capezzoli non avrebbero dovuto lasciare il culo libero e che per prima cosa andava messo il plug. Le chiese se voleva essere lei a metterlo e lei accettò di buon grado, ormai senza più un briciolo di quella timidezza iniziale. Col buco del culo tappato mi fecero sdraiare a pancia in su, si divisero un po’ di mollette e mentre lei pensava ai miei capezzoli lui si dedicava ai miei coglioni. Mentre lui puntava sulla quantità riempiendomi di mollette colorate le palle a lei ne bastarono 2 che applicò e uso per tormentarmi dolorosamente i capezzoli strappandomi numerosi urletti di dolore. Paradossalmente quella doppia tortura mi stava eccitando ma anche rilassando tremendamente, proprio come avevo immaginato. Il sentirmi nelle loro mani mi faceva sentire bene. Alla proposta del Padrone di invertirsi le posizioni Silvia accettò con piacere, si mise tra le mie gambe, strappò le due mollette che erano state messe sulla pelle del prepuzio e inizio una sega dolorosissima con le mollette sulle palle che straziavano il mio corpo a ogni su e giù. Per godersi lo spettacolo il Padrone si mise seduto sulla mia faccia offrendomi le palle da leccare e succhiare. Quello spettacolo gay, unito al fatto di avere tra le mani un pezzo di carne martoriata ma che via via prendeva vigore eccitò molto Silvia che, raccontando al Padrone della sua scarsa esperienza con gli uomini dal vivo e di come quella era la prima volta che aveva a sua completa disposizione un cazzo, mi scappellò fino in fondo, dolorosamente. Il mio lamento di dolore venne soffocato dalle palle del Padrone che in quel momento erano ben inserite nella mia bocca e lei continuò la tortura concentrandosi ora sulla cappella completamente esposta, gonfia e lucida. E così mentre mi torturavano e umiliavano fisicamente iniziarono anche a umiliarmi verbalmente parlando di me come se non fossi li con loro, così, mentre lui la incitava a torturarmi il cazzo e le spiegava come fare, lei gli chiedeva se era soddisfatto delle mia bocca, se facevo buoni pompini e se si scopava anche il mio culo oltre alla bocca, rendendo il tutto estremamente eccitante. All’improvviso il Padrone si staccò dalla mia faccia e chiese a Silvia se aveva voglia di incularmi. Lei che aveva ancora il mio cazzo in mano rispose con entusiasmo. Mi fecero alzare e mentre lui estraeva lo strapon dalla borsa che si era portato dietro lei toglieva il plug dal mio ano e mi liberava, finalmente dalle mollette ai coglioni. Osservò il mio buchetto che lentamente si richiudeva mentre con una mano mi palpava una chiappa. Mi lasciò solo per mettersi la cintura fallo mentre il Padrone si posizionò davanti alla mia faccia offrendomi il pisello eretto da succhiare. Iniziò subito a scoparmi la bocca mentre dopo pochissimo sentii la punta del dildo premere sul mio orifizio. Una breve pressione prima di entrare dentro. Iniziarono a muoversi ritmicamente avanti e indietro, fortunatamente il Padrone non era troppo dotato ma sentivo il suo cazzo arrivare fino alla mia gola. Dopo un po’ di quella doppia penetrazione mi fecero girare a pancia in su, in questo modo la Padrona poteva giocare coi miei genitali mentre mi scopava il culo. Per essere la prima volta che faceva certe cose aveva un’ottima coordinazione nell’entrare e uscire da me mentre con una mano mi faceva una sega e con l’altra giocava con le mie palle. Inutile dire che dopo poco di quel trattamento venni copiosamente sulla mia pancia provocando la loro ira simultanea. Subito lui invitò lei a farsi pulire le sue manine sporche di sperma dalla mia lingua. Mi venne ordinato di non ingoiare e alla prima dose si aggiunse quella che mi diede il Padrone raccogliendo tutto il seme dalla mia pancia. Mi fecero attendere in ginocchio con la bocca aperta e la lingua di fuori, mostrando loro la mia sborra mentre loro decidevano della mia punizione. Molto cavallerescamente lui fece scegliere a lei che, dopo avermi fatto ingoiare tutto, mi fece mettere a 4 zampe, estrasse la cintura dai miei pantaloni e iniziò a colpirmi culo e schiena con quella. Dopo le prime 15 molto dolorose arrivarono altre 15 cinghiate stavolta inflitte dal Padrone. Ammetto che iniziavo a essere stanco e dolorante ma evidentemente, benchè stanchi anche loro, non erano soddisfatti. Il Padrone mi chiese di preparare due caffè con la macchinetta presente in stanza mentre preparava la seguente situazione. Quando tornai li trovai seduti sulle due poltroncine della stanza con davanti una sedia su cui era stato fissato un piccolo dildo con una ventosa. Dopo avergli servito il caffè mi fecero cenno di sedermi sul dildo. Era più piccolo di quello con cui mi aveva scopato la Padrona ma tra il fatto che avevo il culo a pezzi e che la sua superficie era coperta da piccole palline di gomma era comunque molto fastidioso. Per aumentare l’imbarazzo della posizione mi chiesero di tenere le gambe spalancate e le mani dietro alla testa. In quella posizione iniziò un vero e proprio interrogatorio con domande ovviamente estremamente private che andavano dai miei rapporti con gli uomini a quelli con mia moglie. All’inizio era lui più attivo nelle domande ma quando lei capì che avrebbe potuto chiedere davvero tutto iniziò con domande sempre più imbarazzanti e intime. Finalmente dopo un tempo che sembrava interminabile, più per il plug e la posizione che per le domande che comunque trovavo estremamente eccitanti, il Padrone guardò l’orologio e disse che era il momento di andare. Silvia fece una smorfia e aggiunse che prima di finire sarebbe voluta venire per la prima volta mentre la leccavano. Il Padrone disse di usarmi pure come desiderava così, mentre lui si rivestiva lei tolse pantaloni e mutandine. Era completamente fradicia, dalle mutande sembrava che si fosse pisciata addosso e invece erano tutti umori. Me le offrì subito da ripulire. C’erano veramente tanti umori ma me ne aspettavano almeno il doppio da leccare direttamente alla fonte. Mentre ripulivo le mutandine lei si rimise sulla poltrona con le gambe divaricate. La sua figa completamente depilata era coperta di umori, odore e sapore erano particolarmente forti ma, abituato al cazzo del Padrone, una volta che mi veniva chiesto di leccare una figa l’avrei fatto in qualsiasi condizione. Ripulita dalla lingua di tutti gli umori mi ordinò di succhiarle il clitoride come avevo succhiato il cazzo del Dom. La sentivo gemere e godere prima di sentirla venire abbondantemente in bocca. Ormai lanciata nella sua nuova vita da Padrona mi tenne ancora la testa tra le sue cosce godendosi gli ultimi spasmi di un orgasmo che non aveva mai avuto in questi termini. Il Padrone alle nostre spalle si godeva lo spettacolo. Nuovamente segnalò che il nostro tempo era finito ma lei chiese un ultima cosa prima di andare. Ancora a gambe aperte scivolò col bacino più in avanti e mi ordinò di baciarle il culo. Timidamente le baciai le chiappe ma lei voleva che le baciassi il buco, che lo leccassi e che ci limonassi. Con la faccia completamente tra le sue gambe la sentii venire una seconda volta prima di ricomporsi. Passò in bagno a darsi una rinfrescata e poi mi consentirono di vestirmi ma senza lavarmi. Tornammo indietro e io ero in condizioni pietose, un po’ per i dolori in tutto il corpo, un po’ per l’odore che emanavo di sborra e umori vaginali che erano penetrati per bene nel mio naso. Il profumo della sua fica mi accompagnò fino a casa. Nel viaggio di ritorno il Dom, seduto sul sedile posteriore, ripercorse tutti i momenti clou della sessione facendomi nuovamente eccitare. Lo riaccompagnai a casa e fortunatamente tornai a casa per primo avendo il tempo di lavarmi per bene e lungamente. Alla sera mi scrisse Silvia ringraziandomi per la bella giornata, per averle fatto scoprire certe cose e che avevo fatto bene a insistere e che avrebbe dovuto farlo prima. Mi disse che avrebbe voluto giocare nuovamente con me e il Padrone, ma mi fece capire che avrebbe voluto giocare anche da sola con me, cosa che mi fece enormemente piacere.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 10 Aprile 2026
Modificato: 10 Aprile 2026
Lettura: 12 min
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Generi:
Dominazione & BDSM, Prime Esperienze & Confessioni
Tag:
Bondage, Degradazione, Maledom, Romance Bdsm, Umiliazione

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