Diario di una Devozione Mattutina

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

h 06:00 La vibrazione del cellulare sul parquet nudo non è un rumore, è una scossa che mi risale lungo le ossa. Ho dormito sul pavimento, ai piedi del suo letto, nel posto che mi spetta. Mi sveglio con la gola secca e il sapore aspro e inconfondibile di Lui ancora impresso sulla lingua, un promemoria viscerale della lunga, estenuante buonanotte che mi ha concesso. È il miglior modo per iniziare: con il suo marchio ancora addosso, prima ancora di aprire gli occhi.

h 06:15 Il rituale della purificazione. Esco dal bagno perfettamente pulito, ogni traccia di sonno cancellata dall’acqua fredda. Mi muovo nudo per la casa silenziosa, un’ombra devota che riordina il caos della sera precedente. C’è una forma di piacere quasi perverso nel maneggiare le stoviglie pulite e nel lucidare le superfici mentre la pelle nuda reagisce al fresco del mattino. Ogni gesto è finalizzato al Suo comfort; la casa deve essere impeccabile prima che i Suoi occhi si posino su di essa.

h 06:40 La vestizione del servo. Scivolo dentro i pantaloni di pelle nera, così attillati da diventare una seconda pelle, con le aperture che lasciano esposti i punti della mia vulnerabilità. Allaccio il collarino intorno allo scroto, sentendo quel peso familiare che mi ricorda, a ogni passo, a chi appartengo. Ora sono pronto. Entro in cucina, i movimenti precisi e silenziosi mentre preparo l’occorrente per la Sua colazione. L’odore del caffè inizia a riempire l’aria, ma il mio stomaco è contratto dall’attesa.

h 07:00 Il momento sacro. Entro in camera da letto, un santuario in penombra dove il Suo respiro detta il ritmo del mondo. Mi infilo sotto le lenzuola con la cautela di un animale domestico addestrato, scivolando tra le sue gambe. Il calore che emana il Suo corpo è inebriante. Inizio a leccargli la base, poi le palle, con colpi di lingua lenti e decisi, prima di avvolgere l’asta con la bocca. È il mio modo di dargli il buongiorno, di richiamarlo alla coscienza attraverso il piacere puro. Sento i suoi muscoli tendersi, il sussulto del suo piacere che si sveglia sotto la mia lingua. Continuo, instancabile, finché il Suo comando secco non mi ferma.

Mi sposto immediatamente ai piedi del letto, restando in ginocchio con la testa bassa. Gli porgo il guinzaglio con mani ferme ma sottomesse, poi mi metto a quattro zampe, offrendogli il mio posteriore come un invito silenzioso. Sento lo scatto del moschettone che si aggancia al mio collare. Il Signore mi guida verso il bagno; non sono più un uomo, sono il Suo cagnolino, e la tensione del guinzaglio è l’unico filo che mi lega alla realtà.

h 07:15 In bagno, la mia assistenza è totale. Assisto alla Sua doccia, pronto a ogni Suo cenno. Quando arriva il momento di orinare, mi inginocchio al Suo fianco. Uso la bocca per guidare il Suo cazzo, mantenendo la posizione con precisione devota. Quando ha finito, non permetto che una sola goccia vada sprecata o sporchi la ceramica: lo accolgo in bocca per asciugarlo, pulendolo con la lingua finché non è perfettamente asciutto e pronto per essere riposto.

h 07:20 La colazione in cucina segue lo stesso codice di sottomissione. Vengo condotto al guinzaglio, camminando sulle nocche e sulle ginocchia. Lo servo con cura maniacale, poi prendo il mio posto: a terra, al Suo fianco. Resto in attesa, gli occhi bassi, il respiro controllato. Ogni tanto, un pezzo di biscotto o di fetta biscottata cade sul pavimento. È il mio premio. Mi fiondo a raccoglierlo con la bocca, senza mai usare le mani, masticando lentamente mentre sento lo sguardo del padrone su di me.

A metà del pasto, un Suo gesto imperioso mi indica lo spazio sotto il tavolo. Mi infilo tra le Sue gambe per completare il lavoro iniziato all’alba. Lavoro di lingua e di gola con dedizione assoluta, finché il calore del Suo latte non mi riempie la bocca, un nutrimento che accetto come una benedizione.

Infine, torniamo in camera. La vestizione è un rito di consulenza silenziosa: resto in ginocchio davanti all’armadio aperto, offrendo pareri sinceri solo quando interrogato, assicurandomi che ogni abbinamento sia all’altezza del Suo prestigio.

h 08:00 La porta si chiude. Il Signore esce per dominare il suo mondo in ufficio. Io resto qui, nel silenzio della casa che ancora profuma di Lui. Ho trenta minuti per far sparire ogni traccia della nostra intimità, pulire i resti della colazione e trasformarmi nel professionista che il mondo vede, portando però il segreto del mio collarino stretto sotto i vestiti civili. La mia giornata inizia ora, ma il mio spirito è rimasto là, ai Suoi piedi.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 16 Marzo 2026
Modificato: 16 Marzo 2026
Lettura: 4 min
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Generi:
Dominazione & BDSM, Gay
Tag:
Bondage, Degradazione, Femdom, Petplay, Umiliazione

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