Cenere e Silenzio

Racconto

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Disclaimer: I racconti presenti in questa sezione sono opere di pura fantasia scritte dagli utenti.
Qualsiasi riferimento a persone o fatti reali è puramente casuale.

Il tragitto in auto è un rito consumato nel mutismo, rotto solo dal rumore del motore e dal peso delle cose non dette. Mi osserva con quella solita espressione di devozione assoluta, un’adorazione che un tempo mi scaldava il sangue e che ora, dopo aver scoperto il castello di carte su cui ha costruito la sua vita, mi gela le vene. L’appartamentino che ci presta un’amica è il nostro limbo, un perimetro di pareti spoglie dove la realtà non dovrebbe entrare, ma stavolta il marcio è filtrato sotto la porta. Il desiderio tra noi è una bestia affamata, resa ancora più feroce dal risentimento che mi morde lo stomaco.

Appena entriamo, la mia voce taglia l’aria come una lama fredda. Gli ordino di andare in camera, di spogliarsi completamente e di allacciare il collare di cuoio prima di accucciarsi a terra, in attesa. Voglio che senta il peso della sua indegnità. Accendo una sigaretta, il fumo denso che mi riempie i polmoni mentre verso dello spumante ghiacciato in un calice. Mi siedo sul divano, assaporando il potere del silenzio. So che ogni secondo che passa, di là, nell’ombra della stanza, per lui è un’agonia di anticipazione e vergogna. Lo lascio cuocere nel suo bisogno per un quarto d’ora abbondante, finché non decido che la tensione è arrivata al punto di rottura. Mi sfilo i vestiti con gesti lenti e metodici, restando in lingerie nera, e lo raggiungo.

È lì, una sagoma nuda e sottomessa ai piedi del letto. Gli accarezzo i capelli con una dolcezza ingannevole prima di afferrarlo e caricarlo sulle mie gambe. Inizio a sculacciarlo con colpi secchi, ritmici, la punizione infantile per un uomo che ha giocato a fare il ragazzino bugiardo. Subisce senza fiatare, ma la mia rabbia non si placa con il rossore della sua pelle. Prendo una corda sottile e gli strozzo i testicoli con un nodo stretto, poi gli serro i polsi nelle manette d’acciaio. Il frustino sibila nell’aria prima di abbattersi sulle sue carni. Colpisco più forte del solito, scaricando su di lui la delusione di aver scoperto la moglie, il figlio, la vita parallela che mi aveva taciuto. “Ancora, Padrona,” sussurra lui tra i denti. Non c’è paura nei suoi occhi, solo un bisogno disperato di espiazione.

Mi chiede un marchio, un segno indelebile del mio passaggio. Esito per un istante, perché marchiare significa possedere per sempre, e io non so se voglio ancora possedere un uomo fatto di menzogne. Poi, la rabbia vince. Prendo la sigaretta accesa e la premo con delicatezza sulla natica. “Non sento niente, riprova… ti imploro,” ansima lui. Allora non mi trattengo più. Spingo la brace ardente contro la sua pelle, schiacciando con forza finché la sigaretta non si spegne del tutto nella sua carne, lasciando l’odore acre del tabacco e della pelle bruciata. Lui non emette un gemito; sorride, lo sguardo perso in un’estasi dolorosa. “Grazie,” sussurra, “questo mi ricorderà di te ogni volta che mi muoverò.”

L’eccitazione si mescola al disgusto in un cocktail tossico. Prendo lo strap-on, la pelle nera lucida che riflette la luce fioca, e provo a penetrarlo. Ma il suo corpo è serrato, oppone una resistenza fisica che riflette il groviglio di emozioni che ci unisce. Capisco che oggi non è giornata per la forza bruta anale; decido di cambiare strategia. Gli ficco in bocca il fallo di gomma collegato alla mia guaina e gli ordino di usarlo su di me. Comincia a penetrarmi con un ritmo frenetico, mentre io sento l’umidità scivolare tra le mie gambe, un tradimento del mio stesso corpo che risponde ancora ai suoi stimoli.

Lo faccio sdraiare e mi siedo sul suo viso, soffocando i suoi respiri con la mia intimità mentre gli tolgo il giocattolo di bocca per far posto alla sua lingua. Gli impongo il tempo martellando i suoi capezzoli con il frustino corto, mentre lui si masturba con movimenti disperati. Il suo membro è una colonna di marmo, pronto a esplodere, ma io tiro la corda che gli stringe lo scroto, bloccando il suo piacere sul nascere. Deve soffrire la mia negazione finché non decido che è il momento. Solo quando sento il mio apice travolgermi, allento la stretta e gli permetto di venire. Il suo urlo riempie la stanza mentre il seme schizza contro il suo stesso petto, un rilascio violento che sembra svuotarlo di ogni energia.

Lo guardo mentre riprende fiato, gli occhi ancora adoranti, ma il vetro del nostro incantesimo è rotto. Lo coccolo per un istante, un gesto residuo di un affetto che non vuole morire, ma il peso della sua bugia è un muro tra noi. Mi riaccompagna a casa e nel buio dell’abitacolo le sue promesse di amore eterno suonano come note stonate. Dice di non poter vivere senza di me, ma la realtà ha una moglie e un figlio che io non posso ignorare. La fiducia è un cristallo che non si ripara con una notte di sesso e dolore. Mentre scendo dall’auto, so che questa dovrebbe essere l’ultima volta. Forse lo è davvero. O forse la cenere di quel marchio sulla sua pelle continuerà a bruciare anche in me, attirandomi di nuovo nel suo abisso di segreti.

Le fantasie sono fatte per essere vissute.

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Dettagli Racconto

Pubblicato: 14 Aprile 2026
Modificato: 14 Aprile 2026
Lettura: 5 min
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Generi:
Dominazione & BDSM
Tag:
Bondage, Dark Erotica, Degradazione, Impact Play, Umiliazione

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